La corte di appello di Bologna, capovolgendo il verdetto assolutorio di primo grado, aveva dichiarato colpevole del reato di cui all’art. 479 cp un conducente che aveva falsamente dichiarato agli agenti di polizia che lo avevano sorpreso alla guida di un autoveicolo di non essere momentaneamente in possesso della patente (cavandosela, per il momento, con una sanzione amministrativa di cui all’art. 180 cds); circostanza poi rivelatasi falsa, in quanto la patente gli era stata revocata. Contro questa pronuncia ricorreva il malcapitato innanzi alla cassazione che esitava il ricorso in giudizio, con la sentenza (V sez. penale) n°25148 depositata il 16 giugno 2015. La Cassazione rileva che i giudici di appello –uno con il P.M che ha proposto ricorso- hanno esagerato e forzato la mano nel pervenire ad un simile risultato. Il reato di cui all’art. 479 cp non si può configurare in un caso del genere poiché : “Tale ipotesi di reato, infatti, presuppone che, nella parte in cui l’atto pubblico viene formato sulla scorta delle dichiarazioni rese dal privato, esso sia destinato, secondo quanto espressamente previsto dall’art. 479, ultima ipotesi, c.p., a “provare la verità” di quanto forma oggetto di dette dichiarazioni: condizione, questa, che non si verifica nel caso in esame, atteso che il verbale con il quale si contestava all’imputato l’infrazione amministrativa di cui all’art. 180 C.d.S. non era certamente destinato a costituire prova del fatto che egli fosse effettivamente titolare di valida patente di guida, ma si limitava a dare atto che questa era stata la sua dichiarazione e che, sulla base di essa, era a suo carico configurabile la suddetta infrazione, fermo restando che detta dichiarazione sarebbe stata comunque destinata ad essere verificata, giacchè, in base a quanto disposto dal comma 8 del citato art. 180 C.d.S., il dichiarante si sarebbe dovuto presentare, entro il termine a lui assegnato, per esibire la patente di cui aveva asserito di essere titolare e, in caso negativo, oltre ad essere assoggettato ad ulteriore sanzione amministrativa, sarebbe stato anche assoggettato a quella prevista per l’accertata, oggettiva mancanza del documento (come,in effetti, deve ritenersi essere avvenuto nel caso di specie, dal momento che il ricorrente risulta aver subito condanna, non impugnata, anche per il reato contravvenzionale di cui all’art. 116, comma XIII, C.d.S.)”.

Insomma, nel caso di specie il conducente aveva subito anche condanna per “guida senza patente” e sembra ai giudici della Cassazione davvero eccessivo il dato emerso dalla sentenza della corte di appello di Bologna, quando eleva una dichiarazione di parte -stupidissima senza alcun dubbio- ma non tale da importare sì gravi conseguenze.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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