L’agente di Polizia Municipale, non diversamente da ogni persona che esercita una funzione di rilievo pubblico, si ritrova spessissimo in complesse discussioni con cittadini arrabbiati (di solito a seguito di accertamento di sanzioni per divieto di sosta) che –ormai- istintivamente cominciano a scattare foto o a fare filmati quale reazione diretta o mediata contro un’azione correttamente o scorrettamente accertata. Capita, poi, che il filmato finisca in rete e che sia visitato da migliaia di utenti che, piuttosto che essere interessati al “fatto”, gongolano per la comicità della cosa, piuttosto che per l’oscenità dei commenti; tanto (pensa lo sciocco) i “vigili urbani” sono odiati a sufficienza da meritare critiche, anche quando ingiustificate.

Questa vicenda genera timori, al punto che –quando il malcapitato si sia accorto del film maker improvvisato- si innescano reazioni scomposte, volte a limitare o impedire la video ripresa.

Ma il tema non è quello del riprendere o fotografare un fatto; sul piano giudiziario il tema è “quale uso si fa dei dati raccolti”, perché quello resta l’ambito della tutela.

Ci riporta alla mente la vicenda fin qui descritta, la sentenza del Tribunale di Firenze 8 gennaio 2015 n. 5675 che, sebbene finalizzata alla declinazione della propria competenza territoriale in favore di altro circondario, evidenzia la rilevanza della illiceità del trattamento di dati, consistenti nel pubblicare su internet alcune foto di terze persone ritraenti una situazione spiacevole e non autorizzata dall’interessato.

In altri termini, la pubblicazione sul web integra il reato di cui all’art. 167 del D.lgs 196/2003. Così, con le parole del Tribunale di Firenze: “Il nocumento, previsto dall’art. 167, D.Lgs. n. 196 del 2003 quale condizione obiettiva di punibilità del reato di trattamento illecito di dati personali, non è soltanto quello derivato alla persona fisica o giuridica cui si riferiscono i dati, ma anche quello causato a soggetti terzi quale conseguenza dell’illecito trattamento (ad esempio, i congiunti di minore vittima di incidente stradale, la cui fotografia, unitamente ad altri dati identificativi, era stata pubblicata a mezzo stampa). …Tanto premesso, occorre evidenziare che nella fattispecie in esame il trattamento illecito dei dati personali … è avvenuto attraverso la pubblicazione delle immagini che la ritraevano sul noto social (…) ad opera di … Il reato in contestazione si è dunque perfezionato nel momento in cui, postate le immagini utilizzando lo spazio web, le stesse sono potenzialmente rivolte erga omnes, sia pure nel ristretto – ma non troppo – ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti, la capacità tecnica e la legittimazione a connettersi, evidentemente in tempi e luoghi diversi tra loro”.

In buona sostanza, la protezione di chi sia stato abusivamente filmato o video ripreso appare sufficiente e mordace, a condizione che ci si attivi per le vie giudiziarie e non per le vie di fatto, come talvolta tristemente accade anche a chi eserciti una funzione pubblica.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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