UNA RIFORMA POLEMICA O UNA POLEMICA SULLA RIFORMA Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo.

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Credo che ci avviciniamo al momento in cui nascerà una riforma che speriamo ma che comunque sarà, non andrà bene a tutti.

Intanto per condividere il pensiero di altri colleghi e per proporre spunti critici a una discussione, che in questi giorni si sta attestando su toni a dir poco feroci, mi permetto di esprimere alcune constatazioni di assenso e di dissenso di ciò che amici e illustri colleghi hanno scritto prima di me.

Non concordo con la posizione espressa dalla amico e sodale Pino Napolitano quando nel suo ultimo articolo paragona il problema della Polizia Municipale, e della inquadramento della stessa nell’architettura delle sistema di sicurezza italiano, ad un campionato di calcio. Qui secondo me la questione non è quella di avere una polizia di serie A o una polizia di serie B.

A mio modesto avviso esiste un’unica funzione di Polizia che appartiene allo Stato.

Quella che negli anni si è costruita attorno alla legge n.65 del 1986 chiamata normativamente funzione di Polizia Locale è in realtà,  tecnicamente, la capacità dei comuni di organizzare un servizio di vigilanza.

Che si possa condividere o meno questa mia affermazione, il dato di fatto normativo che include nell’ambito della legge 121 del 1981 determinate forze di polizia che sono manifestazione di un potere centrale dello Stato, è una diversa legge, la numero 65/86 che, successiva alla prima, attribuisce o meglio conferma ai Comuni la funzione di polizia locale.

Negli anni che vanno dal 1986 ai giorni nostri, ovvero negli ultimi 35 anni, l’intero ordinamento istituzionale è stato attraversato da profonde e significative riforme che hanno decentrato in maniera estrema taluni poteri all’ente territoriale più vicino al cittadino.

Funzioni amministrative, competenze regolamentari e parliamo anche di potestà legislativa esclusiva o concorrente.

Non per questo però il legislatore dagli anni 80 fino ai giorni nostri ha mai manifestato l’esigenza di smembrare o di decentrare la funzione di polizia che resta incardinata in un potere dello Stato , espressione dell’esigenza di proteggere i propri cittadini.

D’altro canto è innegabile che si è assistito ad un fenomeno di “culturismo di polizia locale” che ha tirato fuori i muscoli e competenze, che probabilmente, sono andate ben oltre le aspettative del legislatore dell’86.

Questi esempi organizzativi rappresentano sicuramente il fiore all’occhiello di alcune realtà territoriali e locali ma è innegabile che oltre a creare una evidente sovrapposizione e duplicazione di competenze, ha in non pochi casi incontrato posizioni critiche da parte degli organi centrali dello Stato sia viminalizzi che giudiziari.

Per cui, confermo che non concordo, con il paragone utilizzato tra Polizia dello Stato che si troverebbero perennemente in Serie A e polizia locale che  sta nella serie cadetta  e cerca estenuamente di ottenere la promozione nella massima serie.

D’altro canto debbo riconoscere che a questa posizione critica, rispetto quanto sopra scritto, con riferimento all’articolo dall’ex collega Napolitano  , ha fatto seguito la necessità da parte mia, di leggere interamente l’intervento del Prefetto Sempreviva Vice-Capo della Polizia di Stato con funzioni di coordinamento e pianificazione delle forze di polizia in audizione dalla commissione parlamentare che si occupa del progetto di riforma della legge quadro in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale.

Ebbene devo concordare sulla correttezza istituzionale e sul carattere accademico che la rappresentante del Ministero degli Interni, ha usato nel descrivere il quadro normativo in cui questa esigenza di riforma si colloca e in particolare denotando quali sono le criticità ed i rapporti che esistono e che potrebbero modificarsi tra le forze di Polizia dello Stato e la funzione di vigilanza attribuita ai Comuni chiamata  poi nell’86 Polizia Locale.

Successivamente all’articolo sopra criticato, ha fatto seguito un’ulteriore  intervento del collega Michele Orlando , nel quale ci si domandava dove deve giocare la polizia locale ovviamente l’articolo si presenta quasi come un aringa difensiva della prima posizione e riprende nella parte centrale la considerazione fatta da me sopra e l’invito a leggere l’integrale intervento del Prefetto Sempreviva.

Provocatoriamente potrei aggiungere che in Italia, probabilmente, esistono troppe Polizie dello Stato e troppe polizie Locali. A questo  punto, mi viene quasi spontanea una considerazione.

Negli anni ci si caricati di incombenze compiti e funzioni allargate sollevando  degli stessi le forze di Polizia dello Stato.

Abbiamo cercato di fare una buona PG…. forse volendo imitare i carabinieri?

Abbiamo cercato di essere esperti di ambiente… forse volendo imitare il nucleo operativo ecologico dei Carabinieri o l’ex Corpo Forestale dello Stato.

Abbiamo in ultimo richiesto di fare l’ordine pubblico… per limitare la Polizia di Stato?

Abbiamo addirittura ipotizzato è accennato, anche se in maniera tenue, ad un’attività di vigili di Finanza.

C’è da dire che in diversi casi i risultati sono stati anche di alto livello ma faccio  e mi faccio una serie di domande.

Ma le altre forze di Polizia dello Stato cercano di imitarsi tra di loro?

Ognuna di loro, pur avendo competenze generali cerca di rimanere confinata nelle proprie specificità storici storiche?

Non era meglio attendere prima una riforma e poi muoversi a fare quello che la legge quadro si proponeva.

Non abbiamo puntato alla creazione di un format di un regolamento unico o di un modello organizzativo ed operativo che fosse condivisibile da Aosta a Cefalù.

In termini di lobbismo normativo probabilmente sarebbe il caso di ripensare ad una diversa strategia. Adesso che abbiamo dato oltre le attese chiediamo il riconoscimento probabilmente bisognerebbe invertire la relazione!

Considero una siffatta riforma della “legge quadro”  economicamente contrastante con il principio del “massimo tornaconto”.

Mi spiego meglio. Dalla riforma sicuramente non uscirà un adeguamento stipendiale e contrattuale perché non è, e non può essere, oggetto di una norma dello Stato, quella di modificare i contenuti dei contratti collettivi lavoro. Dalle richieste che, emergono dalla base associativa della categoria, si chiedono più funzioni ed il riconoscimento di attività.

Allora esce fuori una considerazione: a maggiori responsabilità , corrisponderebbe un uguale stipendio??!?

Scusate la franchezza, ma è solo una mia opinione! Traete voi qualche spunto di riflessione e considerazione e soprattutto continuiamo  con la critica feroce di troppi noi Comandanti o ex Comandanti che da sempre abbiamo scritto e parlato troppo!

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2 Commenti

  1. L’articolo che Peppe ha scritto, in coda al mio, per mantenere vivo, in maniera sana, il confronto su un tema dove è facile essere qualunquista, ma è difficile avere idee chiare, ha alcuni meriti e molti spunti passionali, che si comprendono ed apprezzano agevolmente. Peraltro, basta andare a leggere la Voce “polizia amministrativa” della guida normativa Gaspari del 2013, per poter esaminare come già otto anni fa proprio io (quando ancora ci credevo) avevo teorizzato e messo per scritto in un testo discretamente rilevante, quale dovesse essere la vocazione dei Corpi di Polizia Municipale, per ritagliarsi autonoma dignità cultura nello
    Scacchiere della sicurezza integrata. Comunque sia, Evviva Peppe Corfeo, che innamorato del ruolo (fa bene ad esserlo pensando a chi è un serio operatore di Polizia Locale) non si vuole arrendere all’evidenza del fatto che -sparpagliata com’è tra mille rappresentanti adespoti, contraddittori, alla ricerca di un cono di luce personale, privi di competenze, riciclatori di spezzoni di altrui pensieri etc-… ahi lui … la Polizia Locale non avanzerà ne’ crescerà de iure condendo (vale a dire nell’economia di una riforma che non si farà). Peppe oltre al mio affetto ha anche la mia stima… stima che non riservo a chi non ha lo stesso coraggio di uscire allo scoperto con una opinione cristallina, preferendo (forse nemmeno sapendo scrivere per più di 150 caratteri) scrivere poco coraggiose critiche velate su qualche chat che io diserto, perché lì non ho contributi seri da offrire. Preferisco restare in serie A su campi come quelli oggi calcati da Peppe…. chi ha voglia e coraggio… venga a cercare il confronto su un terreno che lascia tracce profonde e durature… 😂😊😜

  2. Su Linkedin, ci ho tenuto, in modo pervicace, a pubblicare, onde conferirgli risonanza, l’articolo che il mio figlioccio ha scritto, in coda al mio, per mantenere vivo, in maniera sana, il confronto su un tema dove è facile essere qualunquista, ma è difficile avere idee chiare. Evviva Peppe Corfeo, che innamorato del ruolo (fa bene ad esserlo pensando a chi è un serio operatore di Polizia Locale) non si vuole arrendere all’evidenza del fatto che -sparpagliata com’è tra mille rappresentanti adespoti e contraddittori- … ahi lui … la Polizia Locale non avanzerà ne’ crescerà de iure condendo. Peppe oltre al mio affetto ha anche la mia stima… stima che non riservo a chi non ha lo stesso coraggio di Uscire allo scoperto con una opinione cristallina preferendo una minuta popolarità momentanea coltivata in critiche velate su una delle tante chat che io diserto volontariamente proprio perché io sto, con presunzione, in serie A e mi confronto solo su campi meritevoli di questa categoria 😂😊😜

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