TFS e TFR pubblici: dal 2027 si accorciano i tempi, ma il nodo dei ritardi resta.

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TFS e TFR pubblici: dal 2027 si accorciano i tempi, ma il nodo dei ritardi resta.

L’INPS aggiorna le regole con la Circolare n. 30/2026. Arriva un primo “sconto” sull’attesa per chi va in pensione di vecchiaia, ma il sistema delle rate e dei differimenti continua a pesare sui lavoratori.

La disciplina del Trattamento di Fine Servizio (TFS) e del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per i dipendenti pubblici torna sotto i riflettori. Con la Circolare n. 30 del 27 marzo 2026, l’INPS fornisce un quadro riepilogativo delle norme che regolano i termini di liquidazione, analizzando i singoli casi attraverso tabelle dettagliate. Si tratta di un aggiornamento che, pur introducendo timidi segnali di miglioramento, conferma un sistema ancora caratterizzato da tempi di attesa decisamente lunghi.

Cosa cambia dal 2027: l’attesa scende a 9 mesi.

La novità più rilevante arriva dalla Legge di Bilancio 2026. Per chi matura i requisiti della pensione di vecchiaia a partire dal 1° gennaio 2027, il termine “dilatorio” (l’attesa forzata) per la prima rata scende da dodici a nove mesi.

Tuttavia, la portata della riforma resta circoscritta: lo “sconto” non si applica alle pensioni anticipate (salvo eccezioni), alle dimissioni volontarie o ai licenziamenti, per i quali rimangono in vigore i termini ordinari più ampi.

La bussola dei pagamenti: quando arrivano i soldi?

La Circolare conferma lo schema basato sulla causa di cessazione del servizio:

  • Decesso o Inabilità:entro 105 giorni.
  • Pensione di vecchiaia (o limite di età):12 mesi (che diventano 9 per requisiti maturati dal 2027).
  • Dimissioni volontarie o Licenziamento:24 mesi.

Un punto chiave: la circolare assimila alla “vecchiaia” anche il pensionamento per raggiungimento dell’anzianità massima di servizio o la risoluzione unilaterale del datore di lavoro a seguito del raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. Anche in questi casi, per chi matura i requisiti dal 2027, scatterà il termine di 9 mesi (con pagamento entro i tre mesi successivi).

Il biennio sperimentale 2025/2026.

Il documento richiama inoltre una norma specifica (L. 69/2025) che permette alle Pubbliche Amministrazioni, per il biennio 2025-2026, di poter risolvere unilateralmente con un preavviso di sei mesi il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici facenti parte delle pubbliche Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2,  del  decreto  legislativo  30  marzo 2001, n. 165 collocandoli a riposo d’ufficio, purché abbiano maturato i requisiti per la pensione anticipata (nel limite del 15% delle cessazioni programmate).

Per chi matura tali requisiti entro il 31 dicembre 2026, la liquidazione avverrà dopo dodici mesi dal collocamento a riposo (ed entro i tre mesi successivi).

I “nodi” che restano: rateizzazione e decorrenze.

Nonostante il lieve accorciamento dei termini, restano i due grandi ostacoli storici:

  1. La Rateizzazione:se l’importo supera i 50.000 euro, il pagamento viene frazionato in due o tre tranche annuali, posticipando l’incasso totale di anni.
  2. Il dies a quo(la data di inizio): spesso il termine non parte dal giorno della cessazione effettiva, ma dal momento della maturazione dei requisiti “teorici” per la pensione. Un meccanismo complesso che finisce per differire ulteriormente il pagamento reale.

Il parere della Corte Costituzionale

Il sistema dei rinvii è stato più volte vagliato dalla Corte Costituzionale (Sentenze 159/2019 e 130/2023), che ha sollecitato il legislatore a garantire pagamenti più tempestivi. La riduzione a nove mesi rappresenta un primo passo correttivo, ma resta un intervento parziale che non risolve le criticità strutturali del settore pubblico.

💡 ATTENZIONE ALLE DATE
La riduzione a 9 mesi non è retroattiva. Chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 resta vincolato al termine di 12 mesi, anche se la liquidazione avverrà materialmente nel corso del 2027.

circolare inps 27 marzo 2026  

 Di Michele Ruggiero

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