Se il verbale di contestazione differita non contiene l’indicazione del decreto prefettizio, la sanzione è nulla. Cass., sez. II, 26/04/2021, n. 10918.

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Il verbale con cui si contesta in modalità differita la violazione dei limiti di velocità accertati mediante apparecchiature autovelox deve indicare, a pena di nullità, gli estremi del decreto prefettizio che individua la strada o i suoi tratti, in cui è autorizzato l’uso di strumenti di rilevazione automatica della velocità. La mancanza di tale indicazione integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio che compromette, in maniera irrimediabile, il diritto di difesa nella eventuale fase di opposizione.

Nel caso di specie, dopo essere stata soccombente in primo grado, l’Ente Comunale otteneva, in sede di appello innanzi al Tribunale, la conferma della legittimità dei verbali di accertamento rilevati a mezzo apparecchiature autovelox e contestati dalla Polizia Municipale in maniera differita. In particolare, il Giudice di appello riteneva illogica la violazione del diritto di difesa invocata dell’automobilista a fronte della mancata indicazione, nei verbali di contestazione, degli estremi del decreto prefettizio di individuazione della strada – su cui era stata rilevata l’infrazione – tra quelle nelle quali era consentita l’installazione di dispositivi per il rilevamento automatico della velocità.

Nel ricorrere in Cassazione l’automobilista sanzionato ribadiva il difetto di motivazione dei verbali di contestazione redatti dalla Polizia Municipale, avuto riguardo alla mancata indicazione negli stessi del decreto prefettizio che aveva autorizzato il rilevamento automatico della velocità e la contestazione differita della violazione, eccependone, pertanto, la illegittimità.

Intervenuta sul punto, Cass. Sez. II, 26/04/2021 n. 10918 ha consolidato il proprio orientamento in materia stabilendo, preliminarmente, che il provvedimento prefettizio può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla Legge mediante rinvio alla classificazione operata dall’art. 2 Cds, in quanto provvedimento connotato da discrezionalità vincolata, che deve essere disapplicato dal Giudice Ordinario se non conforme a Legge. Ha precisato, poi, nel merito, che il verbale con cui è effettuata la contestazione differita del superamento dei limiti di velocità accertato mediante autovelox deve indicare gli estremi del decreto prefettizio. La mancanza di tale indicazione integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio che pregiudica il diritto di difesa dell’automobilista e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione, questo perché soltanto l’indicazione degli estremi del decreto nel verbale rende possibile al destinatario della contestazione l’accesso alla documentazione amministrativa e la predisposizione della difesa.

Il rilievo della Suprema Corte trova radice nella previsione tassativa contenuta nell’art. 201 C.d.S., che esige l’indicazione nel verbale di contestazione dei motivi che hanno impedito la contestazione immediata, e quindi, ove ciò accada in quanto l’infrazione sia stata accertata a mezzo di apparecchiatura di rilevamento della velocità, la legittimità dell’accertamento, in uno all’esercizio del potere sanzionatorio, si rinviene proprio nel decreto prefettizio.

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