Quesito: Funzioni di polizia giudiziaria degli Agenti di Polizia Municipale.

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Domanda: Comandante Pezzullo, le scriviamo per chiederle un parere sulle funzioni di polizia giudiziaria che competono agli agenti di polizia municipale ed eventuali limiti. La ringraziamo e porgiamo distinti saluti. Polizia Municipale del Comune di A. (CE)

Risposta: L’art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65, legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale, stabilisce espressamente che la funzione di polizia giudiziaria sia esercitata, ai sensi dell’art. 221, terzo comma del codice di procedura penale, dagli appartenenti alla polizia municipale nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni.

Con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale il richiamo all’abrogato articolo 221 deve intendersi riferito all’articolo 57 di tale nuovo codice di procedura penale.
Detta norma dispone che “sono agenti di polizia giudiziaria … nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio”.
Entrambe le disposizioni contengono un limite territoriale “nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza”, e un limite operativo, “nei limiti delle proprie attribuzioni”, che sembra venire in rilievo anche come limite temporale, previsto dall’art. 5 della legge n. 65/1986, non espressamente abrogato, che appare indirettamente assunto nell’articolo 57 del codice di procedura penale (quando sono in servizio).

In giurisprudenza si è andato consolidando un orientamento più ampio, poiché si è ritenuto che “ai sensi dell’art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65 e dell’art. 57, comma 2, lett. b) c.p.p., la qualità di agente di polizia giudiziaria è espressamente attribuita alle guardie dei comuni, alle quali è riconosciuto il potere di intervento nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, tra le quali rientra lo svolgimento di funzioni attinenti all’accertamento di reati di qualsiasi genere che si siano verificati in loro presenza e che richieda un pronto intervento anche al fine di acquisizione probatoria”. (Cass. Sez. I, Sentenza n. 1193 del 26/4/1994).
Secondo il Ministero dell’Interno tale interpretazione consente di risolvere il problema della estensione alla polizia municipale del dovere di intervento nella flagranza di reati di qualsiasi natura, anche se essi siano estranei alle sue specifiche attribuzioni; in tali circostanze è infatti evidente la necessità di un’attivazione immediata per individuare i responsabili del reato, per impedire che esso sia portato a conseguenze ulteriori e per assicurare le fonti di prova.

In ordine alla competenza a curare anche l’attività investigativa d’iniziativa, esclusa dalla stessa Corte suprema di Cassazione nella decisione innanzi citata, la tesi restrittiva trova ulteriore conferma nell’art. 5 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, dove gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria appartenenti a organismi diversi dalla polizia di stato, dai carabinieri e dalla guardia di finanza, tra i quali sono quindi ricompresi anche gli agenti di polizia municipale, sono considerati come operatori “specializzati”, nell’ambito, evidentemente, delle rispettive attribuzioni.

 

                                                          C.te a. r. Dr. Michele Pezzullo        

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