Il Personale della Polizia Municipale di un comune calabrese provvedeva, nel gennaio 2013, ad accertare la violazione edilizia della realizzazione di opere senza presentazione della prescritta SCIA (nella specie, una recinzione). Da questo accertamento conseguivano: a) ordinanza ingiunzione per il pagamento della sanzione amministrativa di € 521,16. b) ordine di ripristino dello stato dei luoghi.

Il proprietario insorgeva innanzi al TAR Calabria, impugnando entrambi gli atti. L’amministrazione resistente, tra l’altro, osservava che la giurisdizione in materia di sanzioni amministrative appartiene al Giudice Ordinario.

Con sentenza n°170/2014, il TAR Calabrese, in punto di giurisdizione, afferma: 

“Quanto al difetto di giurisdizione in ordine all’impugnazione dell’ordinanza ingiunzione, è noto che al riguardo non vi è unanimità di vedute, giacché non mancano pronunce delle Sezioni Unite della Cassazione che affermano la giurisdizione del giudice ordinario in ordine ai provvedimenti di irrogazione di sanzione ai sensi della legge n. 689/1981, anche se relative a violazioni in materia edilizia. Il Collegio, tuttavia, appare preferibile l’orientamento che, sulla base delle previsioni relative alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di uso del territorio, afferma la cognizione di questo giudice in ordine alle sanzioni correlate a violazione di norme edilizie (tra le altre, TAR Umbria, 28 ottobre 2009 n. 650)”.

Quindi, non si disconosce la natura di sanzione “in senso stretto”, pur disconoscendo la giurisidzione del giudice naturale delle sanzioni amministrative.

Vicenda ancora più singolare, ove si ponga mente al fatto che la sentenza del TAR Umbria richiamata dai giudici calabresi arriva a conclusioni opposte a quelle che si vogliono far risalire al caso de qua

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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