Un piccolo comune umbro, coriaceo nell’accertamento delle violazioni all’articolo 142 del codice della strada su strada provinciale, ha interrogato la sezione consultiva della corte dei conti, per sapere come quantificare i proventi delle sanzioni, in considerazione sia delle spese accessorie connesse all’accertamento e alla riscossione delle sanzioni, sia dell’indeterminatezza delle poste finali delle quali non si ha contezza sino all’incasso, in ragione delle modalità di pagamento consentite dalla norma  (30% della sanzione se pagata entro cinque giorni; minimo edittale se pagata entro 60 giorni; doppio del minimo o un terzo della sanzione se pagata oltre i 60 giorni).

Detto comune, ha evidenziato altresì che nell’ipotesi di calcolo dei proventi riferito all’accertato, potrebbe verificarsi l’anomalo caso di un versamento netto del 50% delle somme all’ente proprietario della strada, mentre all’ente accertatore il rimanente 50% risulterebbe al lordo delle spese accessorie, la cui quantificazione – specie nei casi di riscossione a seguito di ricorso – potrebbe superare l’introito stesso, con danno per le finanze dell’ente.

In proposito la Sezione ha osservato (con deliberazione n°66/2014, depositata in data 8 agosto 2014) che “una interpretazione restrittiva della norma contrasterebbe con le finalità cui la norma stessa è preordinata – di destinazione dei proventi delle sanzioni al miglioramento della viabilità e della circolazione stradale -, nonché con gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica”.

La specifica destinazione attribuita ai proventi, che non ne comprende anche l’utilizzo per spese accessorie connesse a procedimenti di accertamento ed esazione, fa dunque ritenere che questi siano da considerarsi al netto di tali spese.

Non potendo, altresì, le dette spese costituire un aggravio per il bilancio dell’ente, tenuto conto che la legge individua in sé stessa le fonti di finanziamento per le finalità perseguite, la compensazione delle spese medesime può avvenire solo con le entrate derivanti dall’incasso delle sanzioni.

Anche la bozza di regolamento dell’emanando decreto, di cui al comma 2 dell’articolo 25 della legge 29 luglio 2010, n. 120 (ad oggi giacente presso la Conferenza  Stato – Città e autonomie locali in attesa del relativo parere), ha previsto che “In sede di prima applicazione…, per i proventi che devono essere oggetto di ripartizione, ci si riferirà alle somme incassate per pagamento di sanzioni accertate nel corso dell’anno. La ripartizione, da eseguire entro il mese di gennaio dell’anno successivo, interesserà il totale delle somme incamerate, al netto delle spese sostenute per tutti i procedimenti amministrativi connessi. Per gli anni successivi saranno contabilizzati anche i proventi incassati, derivanti da accertamenti di violazioni relative ad anni precedenti, e per la ripartizione saranno seguite le stesse modalità e tempi.”

Ne deriva che si ripartisce il netto incassato, depurato delle spese, e non il lordo teorico di incasso.

Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

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