Forse si comincia a fare “sul serio” nel tentare di proteggere (magari è tardi!) la genuinità del marchio “Mozzarella di Bufala Campana”.

Interessante, a tal proposito è l’articolo 4 del Decreto “Campo Libero” che prevede una intensa rete di prescrizioni finalizzate a sanzionare –in via amministrativa- quella porzione della condotta di “frode alimentare”, consistente non mancato rispetto delle prescrizioni gestionali del latte di Bufala.

Orbene, dalla Campania con furore, evviva la salvaguardia, con controlli e sanzioni, della “Mozzarella di Bufala Campana”.

 

ART. 4

DECRETO-LEGGE 24 giugno 2014, n. 91

(Conv. con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 116)

 

(Misure per la sicurezza alimentare e la produzione della  Mozzarella di Bufala Campana DOP)

 

“ 1.  La  produzione  della  “Mozzarella  di  Bufala  campana”   DOP, registrata come denominazione di origine protetta (DOP) ai sensi  del regolamento (CE) n. 1107/96 della Commissione  del  12  giugno  1996, deve avvenire in uno spazio in cui e’ lavorato  esclusivamente  latte proveniente da allevamenti inseriti nel sistema  di  controllo  della DOP Mozzarella di Bufala Campana. In tale spazio puo’ avvenire  anche la produzione di semilavorati e di altri prodotti purche’  realizzati esclusivamente con latte  proveniente  da  allevamenti  inseriti  nel sistema di controllo della  DOP  Mozzarella  di  Bufala  Campana.  La produzione di prodotti realizzati anche o  esclusivamente  con  latte differente da quello da allevamenti inseriti nel sistema di controllo della DOP Mozzarella di Bufala Campana deve essere effettuata in  uno spazio differente, secondo le disposizioni del decreto di  cui  al comma 3.

2. Al fine di assicurare la piu’ ampia tutela degli  interessi  dei consumatori e di  garantire  la  concorrenza  e  la  trasparenza  del mercato del latte di bufala, gli allevatori bufalini, i trasformatori e gli intermediari di latte di bufala  sono  obbligati  ad  adottare, nelle rispettive attivita’, secondo le disposizioni del decreto  di cui al comma 3, sistemi idonei a  garantire  la  rilevazione  e  la tracciabilita’   del   latte   prodotto   quotidianamente,    dei quantitativi di latte di bufala  trasformato  e  delle  quantita’  di prodotto  derivante  dalla  trasformazione  del   latte   di   bufala utilizzato.

3. Con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari  e forestali, di concerto con il  Ministro  della  salute,  da  adottare entro trenta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente decreto,  sono  definite  le   modalita’   per   l’attuazione   delle disposizioni di cui ai commi 1, terzo periodo, e 2, prevedendo che la separazione spaziale delle produzioni di cui al  comma  1,  ultimo periodo,  impedisca  ogni  contatto,  anche  accidentale,  tra  latte proveniente da allevamenti inseriti nel sistema  di  controllo  della Mozzarella di Bufala Campana  DOP  e  altro  latte,  nonche’  tra  la Mozzarella di Bufala Campana DOP e prodotti ottenuti con altro  latte in tutte le fasi della lavorazione e del confezionamento.

4. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti, chiunque  viola le  disposizioni  di  cui  al  comma  1  e’  soggetto  alla  sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2.000  a euro  13.000  e  alla  sanzione  accessoria  della   chiusura   dello stabilimento nel quale si e’ verificata la violazione per un  periodo da un minimo di dieci ad  un  massimo  di  trenta  giorni  e  della pubblicazione  dell’ordinanza  di  ingiunzione,  a   cura   e   spese

dell’interessato, su due  quotidiani  a  diffusione  nazionale.  Si applica altresi’ la sanzione accessoria della sospensione del diritto di utilizzare la denominazione protetta dalla data  dell’accertamento della violazione fino  a  quando  l’organo  di  controllo  non  abbia verificato la rimozione della causa che ha dato origine alla sanzione e l’avvenuta pubblicita’ a norma del periodo seguente. Della sanzione della sospensione del diritto di utilizzare la denominazione protetta e’ data tempestiva pubblicita’ attraverso la pubblicazione, a cura  e spese dell’interessato, su due  quotidiani  a  diffusione  nazionale. Nel caso di accertamento di reiterazione delle violazioni di cui al comma 1, nei  sei  mesi  successivi  all’adozione  del  provvedimento esecutivo, la  chiusura  dello  stabilimento  e’  disposta  per  un periodo da un minimo di trenta ad un massimo di novanta giorni e  gli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie previste al presente comma sono raddoppiati. La sanzione della chiusura dello stabilimento nel quale si e’ verificata  la  violazione  e’  altresi’  disposta  a carico di coloro che utilizzano latte o cagliata  diversi  da  quelli della Mozzarella di Bufala Campana DOP nella produzione di Mozzarella di Bufala Campana DOP. In tali casi la chiusura dello  stabilimento e’ disposta per un periodo da un minimo di dieci  ad  un  massimo  di trenta giorni, ovvero da un minimo di trenta ad un massimo di novanta giorni in caso di reiterazione di tale  comportamento  accertata  nei sei mesi successivi all’adozione del  provvedimento  esecutivo. La procedura prevista dall’articolo 19 della legge 24 novembre 1981,  n. 689, si applica anche all’opposizione  all’inibizione  all’uso  della denominazione protetta.

5. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti, chiunque  viola le  disposizioni  di  cui  al  comma  2  e’  soggetto  alla  sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro  750  ad euro 4.500. Qualora la  violazione  riguarda  prodotti  inseriti  nel sistema  di  controllo  delle  denominazioni  protette  di   cui   al regolamento (UE) n. 1151/2012, si applica la sanzione  amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 13.000.

5-bis. Per le violazioni delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano esclusivamente le  disposizioni  sanzionatorie  previste dai commi 4 e 5.

6. Il Dipartimento dell’Ispettorato  centrale  della  tutela  della qualita’  e  repressione  frodi  dei  prodotti   agroalimentari   del Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari  e  forestali,   e’ designato quale autorita’ competente all’applicazione delle  sanzioni di cui ai commi 4 e 5. 7. L’articolo 4-quinquiesdecies del decreto-legge 3 novembre  2008, n. 171, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre  2008, n. 205, e’ abrogato. L’articolo 7 della legge 3 febbraio 2011, n.  4, e’ abrogato a decorrere dalla data di entrata in vigore  del  decreto di cui al comma 3.

8. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque  viola i divieti di coltivazione introdotti con atti adottati, anche in  via cautelare, ai sensi degli articoli 53 e 54 del  regolamento  (CE)  n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio  2002,

e’ punito con la multa da euro 25.000 a euro 50.000. L’autore del delitto di cui al presente comma e’ tenuto altresi’  a  rimuovere,  a propria cura e spese, secondo le prescrizioni del  competente  organo di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di  polizia  giudiziaria, le coltivazioni di sementi vietate ed alla realizzazione delle misure di riparazione primaria e compensativa nei termini e con le modalita’ definiti dalla regione competente per territorio”.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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