Benché virtuale, la “piazza” dei social network può essere considerato un luogo aperto al pubblico, alla stregua di qualsiasi piazza reale, luogo ove sfogare le proprie repressioni ed insultare o “postare” commenti ineleganti, celandosi dietro pseudonimi.

 La giurisprudenza della S.C. ha già ribadito che ai fini della integrazione del reato di diffamazione, è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone indipendentemente dalla indicazione nominativa.

 L’utilizzo del mezzo telematico è considerata aggravante a causa dell’utilizzo del mezzo di pubblicità, tenuto conto che la pubblicazione di affermazioni lesive sul profilo del social network  rende la stessa accessibile ad una moltitudine indeterminata di soggetti con la sola registrazione al social network ed anche per le notizie riservate a cd. “amici” ad una cerchia ampia di soggetti.

  Può considerasi luogo pubblico, però, anche con riferimento al reato di molestie ?

 Cass. pen., 12/09/2014, n. 37596, risponde ai dubbi sollevati

 

 

Il reato previsto dall’art. 660 c.p. prevede che chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo ed è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.

 Trattandosi di mezzo telematico, per la petulanza o la molestia, il social network va considerato telefono o, come già affermato, un luogo pubblico ?

 La sentenza in esame fissa un interessante principio di diritto che sgombera il campo da tale equivoco.

 La pagina facebook costituisce una community aperta ed “evidentemente accessibile a chiunque”, intendendosi per luogo pubblico, quello di diritto o di fatto continuativamente libero a tutti, o a un numero indeterminato di persone; aperto al pubblico, quello anche privato, ma al quale un numero di indeterminato, ovvero un’intera categoria di persone, può accedere senza limite o nei limiti della capienza, ma solo in certi momenti o alle condizioni poste da chi esercita un diritto sul luogo.

 La decisione in esame afferma, in conclusione, che la “piattaforma sociale Facebook (disponibile in oltre 70 lingue, che già ad agosto 2008 contava 100 milioni di utenti), rappresenti un sorta di “agorà” virtuale. Una piazza immateriale che consente un numero indeterminato di accessi e di visioni, resa possibile da una evoluzione scientifica, che certo il legislatore non era arrivato ad immaginare.

 Pertanto, attenti a quello che dite e a chi lo dite !

Michele Orlando

P.A.sSIAMO

 

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