Ordinanze dei Sindaci: maneggiare con cura e seguire le istruzioni!

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Come per i farmaci o gli esplosivi, anche con riferimento al potere di ordinanza dei sindaci ci vorrebbero i “bugiardini” nelle confezioni o le istruzioni sulla pericolosità intrinseca dello strumento.

Il Ministero dell’interno con circolare del 13 ottobre 2020, semmai ve ne fosse stato ancora bisogno, cerca  di mettere fine ad una serie di ordinanze adottate dai Sindaci ai sensi dell’ articolo 54 TUEL (e non solo) atte a bloccare la sperimentazione della  rete 5 G.

Le Ordinanze in questione, sono state adottate dai Sindaci, in qualità di ufficiali di Governo (art. 54 TUEL) e talvolta anche quali rappresentanti della comunità locale (Art.50 TUEL) con espresso richiamo all’articolo 32 della Costituzione al fine di tutelare la minacciata salute pubblica.

Il sistema (con gergo da “bancolotto”) della giocata per il “terno secco” (32,50 e 54), è ormai  prassi consolidata in questo periodo emergenziale di pandemia; proprio per la pandemia i giudici-in omaggio più al buon senso che al diritto-  non se la sono sentita di sospendere le ordinanze dei sindaci, sulle restrizioni COVID 19. Se però la pandemia ha fatto prevalere la pratica sulla teoria, lo stesso non poteva accadere per le ordinanze oggetto del richiamo ministeriale; ordinanze che mirano a regolamentare, ed in parte a vietare, la sperimentazione del 5G sui territori dei Comuni Italiani.

Le Ordinanze, “sedicenti” contigibili e urgenti, hanno subito l’arresto già nella fase cautelare con oltre 80 ricorsi (segno che esiste un cospicuo interesse economico sul 5G), in quanto subito sono apparse del tutto illegittime, sproporzionate, prive di dati, studi e presupposti che potrebbero richiamare con cognizione di causa l’articolo 32 della Costituzione posto a tutela della salute pubblica.

Le ordinanze adottate, altro non fanno,  che vanificare il diritto dell’operatore di telefonia mobile  a istallare la rete in intere zone del territorio, con valutazione sui rischi per la salute pubblica connessi all’esposizione derivante dagli impianti di telecomunicazioni  che è di pertinenza dell’ARPA, organo deputato al rilascio del parere prima dell’attivazione della struttura e al monitoraggio del rispetto dei limiti prestabiliti normativamente dallo Stato (cfr. TAR Sicilia-Catania- Sez. I, 22 luglio 2020, n.549).

Mi preme precisare che questo spunto di riflessione sull’adozione delle ordinanza contigibili e urgenti, a discapito dell’installazione delle infrastrutture per il  5G, non vuole essere una difesa a tutela della rete di trasmissione, ma semplicemente un punto di riflessione sull’ adozione di provvedimenti che possono risultare incoerenti con l’impianto normativo richiamato.

Le reti radiomobili sono opere di pubblica utilità e forniscono un servizio pubblico essenziale che deve essere inteso anche con riferimento ai servizi digitali evoluti di comunicazione elettronica  ai sensi dell’articolo 82 comma 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ed i comuni possono intervenire con una pianificazione ad hoc minimizzando l’esposizione della popolazione, escludendo interventi generalizzati   inunamateriala cuicompetenzaèriservata allo Stato.

L’intervento del Ministero dell’Interno, appare pertinente, ma certamente non tempestivo,  nel  cercare di arginare il  proliferare  ordinanze extra legem più che  extra ordinem,  con un  richiamo ad  adottare lo   strumento dell’ordinanza contingibile ed urgente sulla  sussistenza di un  pericolo concreto, che impone di provvedere in via d’urgenza con strumenti straordinari per porre rimedio a situazioni di natura eccezionale e imprevedibile di pericolo attuale e imminente per l’incolumità pubblica, non altrimenti ovviabile con i mezzi ordinari apprestati dall’ordinamento (cfr. Cons Stato, Sez. II, 2 novembre 2019, n.7484), configurandosi, pertanto, come potere di natura residuale (TAR Calabria-Reggio Calabria, Sez I,  30  luglio 2019, n.489).

Eccezionalità, gravità e urgenza, restano i presupposti essenziali per arginare situazione indifferibili nel tempo l’intervento a fronte di un pericolo incombente con gli ordinari mezzi offerti dall’ordinamento giuridico. Con limitazione degli effetti in un determinato periodo.

Appare singolare che mentre il solo richiamo all’articolo 54 TUEL adottato in assenza dei presupposti tassativi previsti dalla legge  è annullabile dal Prefetto, stessa cosa non si può dire per chi i Sindaci che invoca entrambi gli articoli del TUEL  art. 54 e art. 50   quest’ultimo espressione della determinazione del Sindaco, quale capo della comunità locale amministrata   e pertanto impugnabile solo davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.

Concludendo per non incorrere nel provvedimento di annullamento del Prefetto conviene sempre richiamare i tre numeri 50,54 e 38; però, meglio che per scrivere le ordinanze, molti sindaci farebbero bene ad usarli per comporre le “bollette” di giocata per il lotto (noterete lo scherzo rappresentato dalla sostituzione del 32 con il 38… mi piaceva la rima con la canzone di Renato Carosone… “ho giocato 3 numeri al lotto”).

 

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