Notificazione a persona giuridica e presunzione di validità.

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Notificazione a persona giuridica e presunzione di validità.

Cass. civ. Sez. V, 14/05/2021, n. 13086, ci pone all’evidenza che, ai fini della regolarità della notificazione di atti ad una persona giuridica, ex art. 145 c.p.c., qualora dalla relazione dell’ufficiale giudiziario o postale risulti, nella sede legale o effettiva, la presenza di una persona all’interno dei relativi locali, è da presumere che tale persona fosse addetta alla ricezione degli atti diretti alla persona giuridica medesima, senza che il notificatore debba accertarsi della sua effettiva condizione, laddove l’ente, per vincere la presunzione in parola, ha l’onere di provare la mancanza dei presupposti per la valida effettuazione del procedimento notificatorio. Ciò costituisce applicazione di quanto sostento sin da Cass. sez. un. 24 ottobre 2005, n. 20473 secondo cui, “per la notificazione a mezzo posta presso la sede di un ente, la L. n. 890 del 1982, art. 7, comma 2, con disposizioni estensibili alle persone giuridiche, consente la consegna del plico, oltre che al legale rappresentante, a persona all’uopo addetta, e, allorchè il conferimento del compito di ritirare l’atto sia stato dichiarato dalla persona cui viene effettuata la consegna e che sottoscrive l’avviso di ricevimento, l’agente postale è dispensato da ulteriori accertamenti, determinando tale dichiarazione la presunzione, fino a prova contraria, dell’esistenza dell’incarico, il quale non abbisogna di deleghe formali e continuative, e può derivare anche da un mandato verbale e temporaneo”. In sostanza, nel medesimo senso, il principio secondo cui “ai fini della regolarità della notificazione di atti ad una persona giuridica, ex art. 145 c.p.c., qualora dalla relazione dell’ufficiale giudiziario o postale risulti, nella sede legale o effettiva, la presenza di una persona all’interno dei relativi locali, è da presumere che tale persona fosse addetta alla ricezione degli atti diretti alla persona giuridica medesima, senza che il notificatore debba accertarsi della sua effettiva condizione, laddove l’ente, per vincere la presunzione in parola, ha l’onere di provare la mancanza dei presupposti per lo valida effettuazione del procedimento notificatorio” (Cass. sez. 6-5, 5 giungo 2017, n. 13954). Per fornire la prova contraria alla quale fanno riferimento le predette sentenze non è necessario attivare il subprocedimento di querela di falso, non essendo assistito il contenuto della dichiarazione resa dal ricevente l’atto da alcuna fede privilegiata.

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