Mal di pancia e stato di necessità.

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Mal di pancia. Questo nemico subdolo e infido. Che poi si presenta quando meno te l’aspetti, ma soprattutto e puntualmente quando sei in strada e per raggiungere il più velocemente possibile l’Ospedale/medico/farmacista/veterinario sei costretto a superare il limite di velocità. Trattasi di stato di necessità che, come noto, previsto dall’art. 4 Legge n. 689/81, presuppone la sussistenza di un’effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l’erronea convinzione, provocata da concrete circostanze oggettive, di trovarsi in tale situazione.

Ora, continua ad essermi ignoto il motivo per cui una persona dovrebbe lamentare un grave danno alla persona quando si rende conto di avere il “cagotto”. Sarà una mia mancanza e me ne farò una ragione.

La circostanza è apparsa ignota anche al Tribunale di Matera che, in riforma della sentenza del Giudice di pace di Matera e che, viceversa, aveva ammessa la presenza dello stato di necessità, ha escluso che la variante “colica renale” possa essere invocata quale causa di giustificazione.

Fatta tale doverosa premessa, si segnala che la Cass., sez. VI-2, 13/11/2020, n. 25690, oltre a confermare la decisione del Tribunale, ha evidenziato anche un’altra questione su cui vale la pena soffermarsi.

Vale a dire che non sussiste alcuna preclusione alla facoltà del giudice, nell’ambito del procedimento di opposizione a sanzioni amministrative irrogate per violazione alle norme del codice della strada, di procedere anche d’ufficio all’ascolto dei verbalizzanti, quando egli ritenga che tale approfondimento istruttorio sia funzionale alla decisione dell’opposizione.

Ciò anche perchè l’art. 204-bis del cds prevede che il giudizio di opposizione alle sanzioni amministrative elevate per violazione alle norme sulla circolazione è regolata dall’art. 7 del
D.Lgs. n. 150 del 2011. Quest’ultimo, a sua volta, prevede al primo comma che “Le controversie in materia di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada di cui all’articolo 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono regolate dal rito del lavoro, ove non diversamente stabilito dalle disposizioni del presente articolo”. Rito del lavoro che all’art. 421 c.p.c., disciplina i poteri istruttori del giudice
nell’ambito del rito del lavoro e prevede espressamente, al secondo comma, il potere di “… disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei
limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio”.

La decisione in commento afferma, inoltre, che il giudice ha la facoltà, rimessa al suo prudente apprezzamento e sganciata dalla decadenza in cui siano eventualmente incorse le parti nella formulazione delle richieste istruttorie, di procedere all’audizione d’ufficio degli agenti accertatori, per verificare la fondatezza della pretesa sanzionatoria, del rapporto e degli atti relativi all’accertamento ed alla contestazione della violazione, o, per converso, dei motivi di opposizione. Ne consegue che non possono essere contestate le risultanze della prova testimoniale dei verbalizzanti ammessa d’ufficio solo perché l’autorità che ha emesso l’ordinanza non aveva formulato, o aveva formulato tardivamente, la relativa richiesta istruttoria.

A Voi i commenti.

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