L’illegittimità costituzionale dell’art. 224-ter C.d.S.

  di Fabio Piccioni

SOMMARIO: 1. Massima – 2. Il caso – 3. La questione – 4. La soluzione giuridica – 5. Osservazioni – 6. Guida all’approfondimento

 

CORTE COSTITUZIONALE Sentenza 24 aprile 2020, n. 75

1.Massima

Deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 3 Cost., dell’art. 224-ter, comma 6, cod. strada, nella parte in cui prevede che il prefetto verifica la sussistenza delle condizioni di legge per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, anziché disporne la restituzione all’avente diritto, in caso di estinzione del reato di guida sotto l’influenza dell’alcool per esito positivo della messa alla prova.

2.Il caso

A seguito di denuncia per il reato di guida in stato di ebbrezza, il Tribunale penale di Bergamo, disposta la sospensione del procedimento ex art. 168-bis c.p. e, constatato l’esito positivo della prova, pronunciava sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato.

Successivamente, nonostante la richiesta di restituzione del veicolo sequestrato – si trattava all’evidenza dell’ipotesi di cui alla lett. c) del comma 2 dell’art. 186 C.d.S. – la Prefettura di Bergamo adottava ordinanza di confisca.

L’opposizione, proposta ex art. 6 D.Lgs. 150/2011, veniva respinta dal Giudice di pace.

Il Tribunale di Bergamo, in funzione di giudice dell’appello, ha sollevato questione incidentale di legittimità costituzionale del comma 6 dell’art. 224-ter C.d.S., che disciplina il procedimento di applicazione della confisca in conseguenza di ipotesi di reato, per contrasto con l’art. 3 della Costituzione.

3.La questione

Il giudice a quo osserva la disparità di trattamento in ordine alle conseguenze derivanti dal lavoro di pubblica utilità (L.P.U.), previsto dal comma 9-bis dell’art. 186 C.d.S., a seguito del quale il giudice revoca la confisca del veicolo, e dalla messa alla prova (M.A.P.), che, invece, ai sensi dell’art. 168-ter c. 2 c.p., non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie. La disparità diventa ancor più evidente laddove si osservi che il L.P.U. richiede l’accertamento della penale responsabilità dell’imputato, mentre nella M.A.P., manca l’accertamento del reato.Pur nella diversità dei presupposti e dello spettro di applicazione, i due istituti presentano notevoli similitudini – sul piano dell’esecuzione, sostanziandosi entrambi nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività; sul piano delle finalità rieducative; e sul piano delle conseguenze processuali, in quanto, in caso di esito positivo, comportano entrambi la declaratoria di estinzione del reato.Il diverso trattamento che ne consegue sul piano dell’applicazione della confisca, in relazione alla medesima fattispecie di reato (la guida in stato di ebbrezza), non risulta, quindi, giustificato.

4.La soluzione giuridica

Dopo aver escluso, in via interpretativa, il problema concernente la formulazione della questione, stante l’alternatività del petitum, in modo apparentemente ancipite, circostanza che avrebbe reso il quesito inammissibile, la Consulta ha ritenuto la questione fondata.

Osserva la Corte che, in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza, non aggravato dalla circostanza di aver provocato un incidente stradale (ma il medesimo discorso vale anche in relazione a quello di guida in stato di alterazione da stupefacenti), risultano applicabili:

– da un lato, il L.P.U., disciplinato dal comma 9-bis dell’art. 186 C.d.S., che è, a tutti gli effetti, una pena sostitutiva (in tal senso, l’ordinanza n01. 43/2013), in grado di svolgere anche una funzione “premiale”, in quanto, in caso di esito positivo, determina per il condannato le favorevoli conseguenze della declaratoria di estinzione del reato, della riduzione a metà della durata della sospensione della patente e della revoca della confisca del veicolo (così sentenza n. 198/2015);

– dall’altro, la M.A.P., ex art. 168-bis c.p., che, sebbene non integri una sanzione penale – poiché la sua esecuzione è rimessa «alla spontanea osservanza delle prescrizioni da parte dell’imputato, il quale liberamente può farla cessare, con l’unica conseguenza che il processo sospeso riprende il suo corso» (in tal senso, la sentenza 91/2018) – manifesta un’«innegabile connotazione sanzionatoria», la quale, nonostante comporti anch’essa, in caso di esito positivo della prova, l’estinzione del reato, non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie.

Entrambi gli istituti hanno a oggetto la prestazione di attività non retribuita in favore della collettività.

Orbene – premesso che il limite della manifesta irragionevolezza delle scelte compiute dal legislatore nella determinazione del trattamento sanzionatorio vale anche nella definizione degli istituti processualpenalistici (ex plurimis, sentenze nn. 155/2019 e 236/2018) – risulta manifestamente irragionevole che, al cospetto di un’analoga prestazione, qual è il L.P.U., e a fronte della medesima conseguenza dell’estinzione del reato, la confisca del veicolo venga meno per revoca giudiziale, nel caso di svolgimento positivo del lavoro sostitutivo, mentre possa essere, invece, disposta per ordine del prefetto, nel caso di esito positivo della M.A.P. Quest’ultima, peraltro, prevede un ben più articolato trattamento, che si sostanzia anche in condotte riparatorie volte all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato e, ove possibile, risarcitorie del danno cagionato, unitamente all’affidamento dell’imputato ai servizi sociali.

Nemmeno l’analisi dei profili differenziali dei due istituti, risulta in grado di giustificare la diseguale applicazione della sanzione amministrativa accessoria:

– il diverso ruolo della volontà dell’imputato nell’applicazione delle due misure – mera non opposizione nel L.P.U. e specifica richiesta nella M.A.P. – non incide sull’oggettività della prestazione lavorativa in favore della collettività con esito egualmente positivo;

– la circostanza, poi, che, ai sensi dell’art. 186 c. 9-bis C.d.S., il L.P.U. debba svolgersi «in via prioritaria» nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale, non assume carattere perentorio, ma soltanto preferenziale.

Il Giudice delle leggi prosegue osservando che il comma 6 dell’art. 224-ter C.d.S., disciplina gli effetti che le varie ipotesi di estinzione del reato producono in ordine alle sanzioni amministrative accessorie: mentre l’estinzione «per morte dell’imputato» comporta il venir meno delle sanzioni già in essere, l’estinzione «per altra causa» (e.g. la prescrizione del reato) investe il prefetto della verifica di sussistenza delle relative condizioni di applicazione.

Il comma 9-bis dell’art. 186 C.d.S., tuttavia, prevede una specifica, e nuova, ipotesi di estinzione del reato che, nel delineare un peculiare “microsistema” premiale, in deroga alla disciplina delle altre ipotesi, esclude la confisca del veicolo, in caso di estinzione per positivo svolgimento del L.P.U.

All’epoca dell’introduzione dell’art. 224-ter C.d.S. – avvenuta con la medesima L. 120/2010, che ha aggiunto il comma 9-bis all’art. 186 C.d.S. – tuttavia, l’ordinamento non prevedeva ancora l’istituto della M.A.P. – introdotta dalla L. 67/2014 – che, quale autonoma e ulteriore causa di estinzione del reato, va oggi ad alterare l’interna coerenza del citato “microsistema”, determinando effetti distorsivi sulla portata applicativa del citato art. 224-ter.

Infatti, la possibilità che, in caso di estinzione del reato per esito positivo della M.A.P., il prefetto disponga, ricorrendone le condizioni, la confisca del veicolo, laddove, per effetto del solo svolgimento positivo del L.P.U., il codice della strada prevede la revoca della confisca del veicolo, risulta manifestamente irragionevole.

Stante la sua portata generale, il sopravvenuto art. 168-ter c.p. – secondo il quale l’estinzione del reato per esito positivo della M.A.P. non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie – non interferisce con la menzionata disciplina speciale, in quanto, mancando elementi indicativi di una contraria volontà del legislatore, opera il criterio lex generalis posterior non derogat priori speciali (tra le tante, sentenze nn. 2/2008 e 41/1992).

Per tali motivi, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del comma 6 dell’art. 224-ter C.d.S., nella parte in cui prevede che il prefetto verifica la sussistenza delle condizioni di legge per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, anziché disporne la restituzione all’avente diritto, in caso di estinzione del reato di guida sotto l’influenza dell’alcool per esito positivo della messa alla prova.

5. Osservazioni

A questo punto sia consentito guardare avanti.

Il medesimo dubium legitimitatis sembra estensibile anche in relazione all’applicazione dell’ulteriore sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, che deriva dalla violazione dell’art. 186 C.d.S. (ma altrettanto vale anche in relazione all’art. 187 C.d.S.), che difetta di alcun coordinamento sistematico in relazione all’art. 224 c. 3 C.d.S.

Infatti, anche in questo caso, se da un lato, il comma 9-bis dell’art. 186 C.d.S. prevede, in caso di esito positivo del L.P.U. “secco”, la premiale dimidiazione della durata della sospensione della patente, dall’altro, ai sensi dell’art. 168-ter c.p., l’estinzione del reato, per esito positivo della M.A.P., non pregiudica l’applicazione della sanzione accessoria.

6.Guida all’approfondimento

F. Piccioni, I Reati Stradali. Il diritto penale stradale nella pratica professionale, Giuffrè Editore – 2017;

– Aa.Vv., Nuovo Codice della Strada commentato. Annotato con la giurisprudenza VII edizione, Maggioli – 2019;

– F. Piccioni, Codice della Strada per l’Udienza, con normativa complementare selezionata, Altalex editore – Gruppo Wolters Kluwer Italia, 2019.

 

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Informazioni sull'autore

Fabio

Avv. Fabio Piccioni - LL.B. Avvocato Cassazionista - Specializzato in tutela amministrativa e giurisdizionale in materia di: depenalizzazione; sanzioni amministrative; pubblicità; comunicazione e promozione; - Consulente in materia di circolazione stradale e normativa complementare; - Fiduciario in materia giudiziale e stragiudiziale per aziende di produzione e società di trasporto urbano, extraurbano e di merci; società di spedizioni; officine meccaniche e concessionarie; primarie Compagnie di Assicurazione; - Esperto in: reati stradali; white collar crimes; delitti contro la fede pubblica e contro il commercio; - Giornalista pubblicista e autore di testi giuridici; - Docente a corsi di formazione e convegni. via C. Landino, 7/A 50129 Firenze tel./fax 055/48.96.96 e-mail avv.fpiccioni@gmail.com

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