Le fonti del diritto ai tempi dell’emergenza “COVID 19”. Rinvio di ogni dibattito a “cessata emergenza”.

In questi giorni, dovendo lavorare in presenza, non ho avuto molto tempo per soffermarmi sull’osservazione dei fenomeni normativi che si sono seguiti, in relazione all’emergenza COVID 19.
Più che pensare ad analizzare la fonte e la sua astratta attitudine a incidere sulle libertà individuali, mi sono disposto a fare semplicemente ferrea applicazione dei dispositivi declinati nei DPCM e nelle Ordinanze.
Innanzi tutto, confermo che –in relazione alla gravità di un’emergenza che non ha ancora toccato il suo apice- questo è l’unico atteggiamento possibile.

Non è espressione di alcuna forma di intelligenza, la pontificazione sul “se” ci siano i pieni crismi di regolarità – rispetto all’attuale sistema delle fonti- dei mezzi giuridici usati dalle Autorità, per comprimere temporaneamente i diritti di libertà.

Oggi, affrontando nella quiete della doverosa permanenza in casa il week end, ho ripensato all’argomento e, invece di saltellare su internet per leggere “due righe” di un qualunque apodittico quanto flaccido o scollacciato commento, ho riaperto il volume 1, del Manuale di Diritto Amministrativo, del Professore e Presidente Emerito della Consulta, Aldo Maria Sandulli.

Considerato che il professor Sandulli è defunto nel 1984, sto parlando di un libro “analogico”, dalle pagine ingiallite, ricche di un sapere enciclopedico assoluto, vergato con parole dotte (quindi mi sono cimentato con una di quelle letture che nessuno usa più fare).

Orbene, nel capitolo dedicato alle “Fonti” viene dato atto della circostanza che tra le fonti secondarie del diritto, ve ne sono alcune che sfuggono a criteri sistematici e che vengono definite “atipiche”.

Tra queste (secondo l’eccelso giurista) si colgono gli “atti normativi autorizzati a incidere innovativamente in materie regolate attualmente mediante disposizioni legislative non delegificate” … “è discusso in dottrina se in gravi situazioni sia anche consentito di autorizzare provvedimenti straordinari in deroga alle garanzie costituzionali. Ma chi ammette tale possibilità la ritiene generalmente riservata al Parlamento, in sede di autorizzazione preventiva o, quanto meno, di ratifica” … “In caso di malattie infettive a carattere epidemico l’a.261 t.u. san. autorizzava il Ministro per la sanità a emettere ordinanze speciali” … “Tuttavia in occasione di eventi calamitosi di straordinaria gravità, leggi eccezionali, emanate in riferimento alle situazioni contingenti determinate dagli eventi stessi, istituiscono talvolta ad hoc poteri di ordinanza del tipo considerato”.

Non ho la voglia né la pazienza (peraltro non credo che, se lo facessi, incontrerei il favore dei lettori che, nella stagione attuale si deconcentrano –ordinariamente- dopo il centocinquantesimo carattere) di continuare a trascrivere dal caro volume (caro anche perché regalatomi da un amico a cui voglio bene), le asserzioni esplicative del Professor Sandulli.

Ho solo la voglia, viceversa, di far sapere a quelli che credono che la legislazione di emergenza non abbia retroterra giuridico, che si stanno sbagliando di grosso.

Il tema della legislazione di emergenza e delle fonti atipiche è da sempre oggetto di profonda conoscenza, quindi, la Nazione non si trova a maneggiare questi strumenti per la prima volta nella sua storia, senza aver fatto adeguata esperienza.

Il vero problema, al contrario, è che noi, italiani medi, non abbiamo memoria di quella esperienza, perché (grazie al Cielo o a chi vi pare!) è da tempo troppo lungo che viviamo in una condizione di benessere assoluto; tanto assoluto da rendere la fruizione individuale di questo benessere, nella sua forma più piena e libera, la molla primaria del vivere contemporaneo.

L’esasperazione delle generazioni viventi in Italia rispetto alla necessità di rinunciare a qualche piccola libertà in cambio della salute e della vita è, onestamente offensiva e ridicola.

Ho visto sollevarsi, ad esempio, contro le iperboliche ordinanze del Governatore della Regione Campania, critiche esasperate, anche sul piano giuridico.

Pur nell’evidenza che questo Governatore non si palesi come persona empatica e simpatica, va detto che sta facendo esattamente quello che si chiede debba fare un amministratore pubblico che occupa tale posizione.

Le tinte delle ordinanze sono, forse, troppo forti, gli accenti troppo marcati, lo si deve ammettere; però il senso dell’imposizione è coerente con il quadro emergenziale in essere e non ha alcun valore l’esegesi che si possa fare per valutare se vi sia illegittimità dell’atto o addirittura sua manifesta contrarietà alla Costituzione.

Questa stagione, speriamo breve, è quella del ragionevole rispetto dei provvedimenti limitativi che riguardano tutti noi.

Quando verrà il tempo in cui potremo –per la cessata emergenza- riespandere il nostro stile di vita in coerenza con le stratificate abitudini, quello sarà anche il tempo per fare esegesi delle fonti e stabilire, ex post, se i DPCM di Conte fossero coerenti con il quadro delle fonti del diritto o se le Ordinanze di De Luca legittime o legali.

Allora, tuttavia, a nessuno più interesserà la cosa; la riconquistata “libertà di aperitivo” anestetizzerà il ricordo di questa (piccola) sofferenza e di nuovo continueremo con la consueta incoscienza a mettere al centro dei valori della vita le priorità di godimento momentaneo, così diventando impreparati, più di prima, ad affrontare nuove potenziali emergenze.

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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