Illegittima la revoca automatica della patente di guida

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Come avevamo fin da subito preconizzato nel nostro I reati Stradali, a quanto si legge nel comunicato del 20/2/2019 dell’Ufficio Stampa della Corte Costituzionale, sulla legge sull’omicidio stradale si è abbattuta la (prima) scure del Giudice delle Leggi.

Il IV periodo del comma 2 dell’art. 222 C.d.S., sostituito dalla L. 41/2016, prevede l’automatica revoca della patente di guida in tutti i casi di condanna per omicidio e lesioni stradali. Inoltre, i nuovi commi 3-bis e 3-ter dello stesso articolo stabiliscono, in ragione della gravità del reato, il tempo che deve intercorrere dal momento della revoca della patente a quello in cui si possa conseguirne una nuova: da 5 a 30 anni.

Risulta, tuttavia, del tutto priva di logica la parificazione delle conseguenze derivanti dall’ipotesi base dell’omicidio stradale, di cui al comma 1 dell’art. 589-bis c.p., a quelle derivanti da tutte le ipotesi di lesioni gravi o gravissime, di cui all’art. 590-bis c.p., indipendentemente dal fatto che siano aggravate dalla guida in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione da stupefacenti.

In merito, la Consulta nel riconoscere la legittimità della revoca automatica della patente in caso di condanna per reati stradali aggravati dallo stato di ebbrezza o di alterazione da stupefacenti, ha escluso l’automatismo per le altre ipotesi di condanna per omicidio o lesioni stradali, riconoscendo al giudice il potere di valutare, caso per caso, se applicare, la revoca o la sospensione della patente. Alla prossima pronuncia di incostituzionalità

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