Il DAPLU e l’esercizio della professione di sex worker.

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Il Daplu, ovvero divieto di accesso a luoghi pubblici, previsto dall’art. 10 co. 2 del DPR n. 14/2017 consente al Questore di adottare un provvedimento motivato di divieto d’accesso nel caso di reiterazione delle condotte sanzionate nell’art. 9 comma 1 e 2 e solo allorché il Questore ritenga che dalla condotta in oggetto possa derivare pericolo per la pubblica sicurezza.

La decisione Tar Marche, sez. I, 01/06/2021, n. 460 ha scrutinato la legittimità del DAPLU adottato nei confronti di una “sex worker” alla quale era stato ordinato di non accedere, dal tramonto all’alba, in un tratto di strada ricadente all’interno del centro urbano ed in ogni altra via ricadente nel perimetro indicato nel regolamento di Polizia Urbana, con modalità tali da mettere in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica ovvero stazionando sulla pubblica via al fine di contrattare prestazioni sessuali.

Prima dell’emissione del provvedimento del Questore risultavano essere stati emessi ben 5 ordini di allontanamento a seguito della contestazione di altrettante violazioni alle norme del regolamento di Polizia Urbana, anche perchè la condotta assunta, per le modalità con cui era svolta, costituiva pericolo per la sicurezza della circolazione stradale.

Il Collegio ha ritenuto che il provvedimento risultasse perfettamente legittimo perchè il comportamento vietato era contenuto nel regolamento di Polizia Urbana, che la reiterazione dei comportamenti era attestata da 5 verbali di contestazione e conseguenti ordini di allontanamento, ma soprattutto non si può ritenere che l’ordine si basi su condotte generiche poiché queste risultano descritte, ancorché in maniera sintetica, nei predetti 5 ordini di allontanamento.

Oltretutto il divieto non interdice l’accesso totale a zone del territorio comunale, ma riguarda solo le relative modalità, che dovranno quindi essere valutate caso per caso e in funzione dello scopo da raggiungere, cioè evitare pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica.

La conclusione della decisione, poi, è assolutamente strepitosa: “la ricorrente conserva quindi la possibilità di proseguire nell’esercizio della prostituzione ma con modalità più appropriate”.

Assolutamente ineccepibile. Non si poteva concludere e motivare meglio la decisione.

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