Continuamente cresce l’indignazione pubblica per la ricorrenza dei tragici bollettini di cronaca da cui emerge il dato sconcertante della mancata riduzione delle vittime della pirateria stradale.

Senza togliere peso a questo moto di sgomento per l’incapacità di frenare i conducenti, specie quelli più giovani, nella assurda tendenza ad assumere droghe o alcol prima di mettersi alla giuda, vorrei rapidamente tratteggiare un diverso aspetto della mortalità sulle strade; mortalità dovuta sicuramente a condotte di guida improprie ma anche ad omessa applicazione delle più elementari regole per la sicurezza sui luoghi di lavoro e delle minimali operazione di controllo che competono agli organi di polizia stradale che, oltre  a doversi impegnare nei controlli preventivi riferibili agli articolo 186 e 187 del codice della strada, dovrebbero vigilare sulla regolare tenuta dei cantieri stradali, atteso che gli operai che ci lavorano meritano la stessa tutela di quanti altri esseri umani fruiscono della strada.

Orbene, siamo nel secondo semestre del 2015 e pare -guardando empiricamente la media dei lavori che si vedono lungo le strade- che nessun organo di polizia stradale si sia accordo del decreto interministeriale (Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con Ministro della salute e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti) 4 marzo 2013 che contente i criteri generali di sicurezza relativi alle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare.

Qualcuno (magari poco propenso ad accedere ad una nozione di sicurezza stradale un po’ più ampia del solo minimo sindacale imposto dal codice della strada) potrebbe affermare che il decreto interministeriale (che integra e non sostituisce il DM 10/07/02 sulla segnalazione dei cantieri) è materia attuativa del  d.lgs. n. 81/2008 e che, dovrebbe essere l’ASL e non la polizia stradale ad assicurarsi del rispetto delle sue prescrizioni. Ovviamente una simile idea di retroguardia fa poco onore a chi se ne fa portatore, non solo in termini etici, ma anche in termini giuridici. In fondo, tutto può partire dal mero controllo delle autorizzazioni ai lavori stradali, per porcedere alla verifica di presidi segnaletici elementari per la difesa della salute del lavoratore, dell’uomo, dell’utente della strada.

Infine, a dirla tutta, nemmeno gli enti committenti possono sentirsi liberati dalla responsabilità, quando si siano limitati ad appaltarli, inserendo nei capitolati di gare una rigida serie di prescrizioni per la sicurezza, mai controllate in concreto. In disparte la circostanza che il mancato controllo dei lavori in fase di esecuzione da parte del committente pubblico è sempre spia di fenomeni di corruttela o di improprie contiguità tra appaltatore e committente, la Corte di cassazione ha sovente ribadito (Cassazione Penale Sezione IV – Sentenza n. 52658 del 18 dicembre 2014[1]) che il dovere di sicurezza, con riguardo ai lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione d’opera, è da riferire oltre che al datore di lavoro appaltatore, primo destinatario delle disposizioni antinfortunistiche, anche al datore di lavoro committente sebbene non possa applicarsi una propagazione automatica di responsabilità.

Pino Napolitano

 

P.A.ssiamo



[1] “Deve, pertanto, affermarsi”, ha così proseguito la Sez. IV, “il principio di diritto secondo il quale il committente è corresponsabile qualora l’evento si colleghi casualmente anche alla sua colposa omissione ed in quei casi in cui l’omessa adozione delle misure di prevenzione prescritte sia immediatamente percepibile cosicché il committente medesimo sia in grado di accorgersi dell’inadeguatezza delle stesse senza particolari indagini; in questa evenienza, ad escludere la responsabilità del committente, non sarebbe sufficiente che questi abbia impartito le direttive da seguire a tale scopo, essendo comunque necessario che ne abbia controllato, con prudente e continua diligenza, la puntuale osservanza”.

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