I giudici della Corte di Cassazione con la sentenza n. 6525 dell’11 febbraio 2019 hanno affermato che nel caso di furto d’auto, l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede sussiste anche se il veicolo si trova in area privata e aperto.

IL CASO

La Corte territoriale di Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado, riqualificato il reato sub b) come furto aggravato dall’esposizione alla pubblica fede, ha rideterminato la pena a carico dell’imputato per tale delitto e per il reato di guida senza patente riuniti sotto il vincolo di continuazione, in mesi otto e giorni venti di reclusione e multa. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato lamentando erronea applicazione della circostanza aggravante dell’esposizione del veicolo oggetto di furto alla pubblica fede avendo la persona offesa lasciato il veicolo all’interno di un box sotterraneo con le portiere aperte e le chiavi già inserite nel blocchetto di accensione, circostanza che esclude l’aggravante contestata. Ergo il fatto doveva essere riqualificato come furto semplice ed era, come tale, improcedibile per difetto di querela. Inoltre per la guida senza patente la violazione non era più prevista dalla legge come reato. Avverso la sentenza l’imputato propone ricorso per cassazione.

LA DECISIONE

Gli Ermellini dichiarano il ricorso inammissibile annullando la sentenza limitatamente all’imputazione di cui all’art. 116 codice della strada perché il fatto non è previsto dalla legge come reato disponendo la trasmissione degli atti alla competente autorità prefettizia. I giudici secondo l’orientamento ritengono che sussista l’aggravante del bene esposto per necessità o consuetudine alla pubblica fede nel caso di furto di autovettura parcheggiata sulla pubblica via o in luogo privato accessibile al pubblico, anche nell’ipotesi in cui la stessa non ha le portiere chiuse e con le chiavi inserite. Ergo l’esposizione alla pubblica fede non sussiste soltanto nel caso in cui l’autovettura sia parcheggiata sulla pubblica via, ma anche nell’ipotesi in cui la stessa si trovi in luogo privato accessibile al pubblico. Sul punto, la sentenza, con argomentazioni lineari ed immuni da vizi logici, come tali non sindacabili in sede di legittimità, ha evidenziato che la circostanza che l’imputato, nell’affermare che l’autovettura rubata era ricoverata in un box sotterraneo, non abbia specificato se tale luogo fosse aperto o chiuso, omettendo il riferimento a qualsivoglia effrazione dallo stesso perpetrata, denota la libera accessibilità del luogo e, conseguentemente, l’esposizione alla pubblica fede. Con tali precise argomentazioni il ricorrente non si è minimamente confrontato sull’erroneo rilievo che l’esposizione alla pubblica fede sia configurabile solo nel caso in cui l’autovettura sia lasciata sulla pubblica via.

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Mimmo Carola

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