Ebbene sì….pur di sfuggire alla pena per guida in stato di ebbrezza alcolica, c’è qualcuno che ha portato fino al giudizio della Corte di Cassazione questa stravagante scusa.

Vediamo i fatti: Tizio viene colto in flagranza di ebbrezza alcolica mentre si trova alla guida del suo veicolo… e l’etilometro non ha pietà di lui: 1,32 g/l.

Quindi, Tizio, non soddisfatto del responso ricorre fino in Cassazione: rileva che prima dell’esame dello stato di ebbrezza con l’etilometro non sono stati eseguiti gli accertamenti preventivi qualitativi non invasivi; che non è stato pulito il boccaglio dell’etilometro; che le due prove sono state eseguite distanziate l’una dall’altra di 10 minuti in violazione della disposizione di cui all’articolo 379, regolamento di esecuzione c.d.s.. Ed, infine sostiene che prove alcolimetriche sono state eseguite accanto all’auto di servizio degli operanti ed a pochi centimetri di distanza dalla radiomobile con evidente interferenza delle onde elettromagnetiche prodotte dalla radio ivi installata.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 22 giugno 2015, n. 26262, boccia totalmente il ricorso, dando ragione all’accertamento etilometrico:

  • La prova con il precursore non è obbligatoria in quanto non previsto dalla disposizione regolamentare (articolo 379 Regolamento al C.d.S.) ed è eseguita dagli operatori per pura comodità, anche nell’interesse dell’automobilista, al fine di evitare il test alcolimetrico con l’etilometro.
  • Parimenti, manifestamente infondata è la censura relativa alla irregolarità circa le modalità di esecuzione delle prove, sia con riferimento ad un apodittico rilievo circa la mancata sostituzione del boccaglio dell’etilometro o in ordine alla distanza temporale intercorsa tra le due prove, di dieci e non di cinque minuti l’una dall’altra, che, per altro, non essendo sanzionata da alcuna nullità può anche essere favorevole al conducente sottoposto a controllo, atteso che il trascorrere del tempo può determinare una diminuzione del tasso alcolemico nel caso in cui la curva di assorbimento dell’alcol sia in fase decrescente.
  • Anche con riferimento alla possibile interferenza delle onde della radio installata sull’auto degli agenti, la Suprema Corte di Cassazione, in aderenza ad un consolidato indirizzo giurisprudenziale di legittimità, relativamente alle questioni relative alla metodologia ed al funzionamento dell’apparecchiatura, sostiene che quando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della difesa fornire la prova contraria a detto accertamento.

Per cui, anche l’etilometro appoggiato sul veicolo di servizio, a diretto contatto con la radio di bordo, determina un accertamento corretto dello stato di ebbrezza…e se il risultato sarà positivo….eh beh…che sia il trasgressore a dimostrare che l’etilometro non funzionava, o che le onde radio ne hanno determinato una mal funzionamento.

 di Marco Massavelli

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