Saranno moltissimi quelli che avranno dimenticato che la Corte di Cassazione Civile  (Sez. II, Sent., 30-04-2014, n. 9507) circa quindici mesi or siamo, aveva ribaltato l’antico assetto della pretesa di riscossione coattiva relativa al pagamento delle spese non pagate dai trasgressori in fase di oblazione. In altri termini, mentre (anche perché forti della pronuncia Cass. 14181/2012) sembrava pacifico che le spese postali sostenute dall’amministrazione per la notificazione del verbale di contestazione di un’infrazione al codice della strada formassero un tutt’uno con la somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria (con la conseguenza che non aveva diritto al beneficio dell’applicazione della sanzione in misura ridotta il trasgressore che, entro sessanta giorni dalla notificazione, pagasse l’ammontare della sanzione, ma non quello delle spese postali) e che pertanto dovessero essere riscosse queste insieme alla parte insoluta della sanzione non oblata, la sezione seconda –nel segno di una sana normalizzazione del sistema- sterzava e, per l’effetto affermava che: “il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa inflitta per una violazione del codice della strada, effettuato in misura corrispondente all’ammontare a titolo di sanzione indicato dall’amministrazione, esclude l’addebito del maggior importo comprensivo della metà del massimo edittale e delle spese del procedimento sanzionatorio, ancorché queste ultime non fossero state interamente pagate”. Insomma, con questa epica e storica sentenza del 2014 (9507) si è detta la parola “fine” sulla questione della possibilità di moltiplicare fittiziamente il pagamento della sanzione, per il sol fatto che non si fossero pagate le spese postali, insieme all’oblazione tempestivamente resa.

Come mai, a distanza di 15 mesi da tale sentenza si ritorna sull’argomento? Ci si ritorna in quanto, con un articolo pubblicato stamattina sul “sole 24ore” (Marisa Marraffino) si da conto di una pronuncia del giudice di pace di Grosseto che aggredisce l’interesse moratorio/sanzionatorio delle cartelle di pagamento, ritenendolo causa –esso stesso- del ritardo di riscossione, in quanto …. (si potrebbe sintetizzare nella veste del creditore e del concessionario) : “più tardi mi attivo maggiori interessi incasso”. Se è vero, quindi, che per giurisprudenza, grava sull’amministrazione l’onere di provare le ragioni che hanno portato al ritardo, il giudice di pace di Grosseto ritiene che la richiesta di pagamento mediante una sorta di “pre-ruolo” sia indispensabile.

Si badi bene! Nulla di drammatico o di catastrofico, si tratta solo di una linea di tendenza della giustizia di pace; tuttavia il legame con la pronuncia della cassazione 9507/2014 esiste, per quanto sottile: si va verso la riduzione degli eccessi di riscossione…. Una delle principale cause della perdita di credibilità del sistema sanzionatorio.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

 

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