Doppia retribuzione comandante già pensionato

I giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Basilicata con la sentenza n. 39 del 10 settembre 2019 hanno ritenuto che al pensionato della Polizia di Stato nominato dirigente della Polizia Locale spetta sia la retribuzione che la pensione ma non l’adeguamento dell’importo dell’assegno pensionistico per gli anni svolti in qualità di dirigente dell’ente locale

LA VICENDA

Un pensionato della Polizia di Stato veniva nominato con contratto individuale di lavoro di diritto privato, dal Comune di Potenza a svolgere le funzioni di Dirigente dell’Unità di Direzione e di Comandante del Corpo di Polizia Locale. L’incaricato, dopo alterne vicende giudiziarie, si vedeva riconosciuto il diritto al cumulo di pensione e retribuzione per il periodo di svolgimento dell’incarico di Dirigente della Polizia Locale e la conseguente illegittimità del recupero di un indebito inizialmente disposto dall’INPS sulla scorta della ritenuta non cumulabilità del trattamento pensionistico con quello retributivo, nonché la restituzione delle somme medio tempore trattenute. Avverso il disposto recupero l’incaricato si opponeva attraverso gravame contenente anche istanza diretta ad ottenere la sospensione immediata dell’efficacia del provvedimento.

Dopo essersi soffermato sulla manifesta illegittimità del recupero, adottato, peraltro, in palese violazione del disposto di cui agli artt.7 e 8 della L. n.241 del 1990, provvedimento privo di “…qualsivoglia passaggio motivazionale a confutazione e/o in risposta delle censure sollevate…”; e sulla mancata “non consentita” partecipazione al relativo iter procedimentale, il ricorrente ha, altresì, rimarcato il grave pregiudizio patrimoniale e morale dallo stesso patito e le “traversie subite” derivanti dalle conseguenze delle concrete modalità di recupero poste in essere dall’Amministrazione previdenziale al fine di tutelare le proprie ragioni creditorie.

LA DECISIONE

I giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Basilicata rigettano il ricorso ritenendo che all’ex pensionato della Polizia di Stato nominato dirigente della Polizia Locale spettava sia la retribuzione che la pensione ma non l’adeguamento dell’importo dell’assegno pensionistico per gli anni da lui svolti in qualità di dirigente dell’ente locale. Contemporaneamente la pronuncia sul cumulo, costituisce, però, un debito del ricorrente nei confronti dell’ente previdenziale. Il rigetto del ricorso ha impegnato la Corte in una puntuale ricognizione dei principali snodi fattuali, procedimentali e giudiziali della res iudicanda resasi necessaria per la opportuna circoscrizione dell’ambito nel quale si fronteggiano le opposte pretese, invero caratterizzate da una tale evidente contrapposizione, anche quantitativa, che, se non fosse stata opportunamente chiarita, avrebbe rischiato di far emergere supposti profili di “arbitrarietà” dell’azione amministrativa in questa sede gravata di censura che, nella realtà delineata dalla corretta applicazione delle regole di settore, non risultano sussistenti. Per quanto concerne la doglianza relativa alla mancata valorizzazione dei contributi comunque versati sulle retribuzioni percepite durante l’attività lavorativa svolta dal ricorrente in favore del Comune di Potenza, questo giudice osserva che, ferma restando l’impossibilità di alcuna restituzione degli stessi, alcuna domanda dallo stesso risulta essere stata proposta e/o formalizzata all’Amministrazione previdenziale, la quale, dietro precisa indicazione della Direzione centrale, si è vista “costretta” ad assicurare il riconoscimento di siffatta contribuzione solo attraverso una diversa, e più favorevole, liquidazione del trattamento pensionistica in cassa CPDEL in luogo di quella in cassa Stato.

Corte dei conti Sezione giurisdizionale per la Regione Basilicata sentenza n. 39 del 10 settembre 2019

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Mimmo Carola

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