Al Comando di Polizia Municipale giunge un esposto scritto: l’Ufficio quindi procede ad effettuare un sopralluogo presso l’abitazione di un cittadino per accertare “se da parte del suddetto o da parte della sua compagna, proprietaria di tre cani, vi fosse in atto una violazione dell’art. 544 ter c.p. – maltrattamento di animali”. Il soggetto interessato venuto informalmente a conoscenza che l’intervento in questione era stato originato da un esposto, ha presentato, una richiesta di accesso ex lege n. 241/1990 finalizzata al rilascio di copia del seguente documento: “l’esposto contro di me e ogni altro documento inerente e conseguente”, con la seguente motivazione: “in quanto soggetto destinatario dell’esposto chiede di prendere visione per tutelare i propri diritti”.

Il Comandante della Polizia respinge l’istanza precisando che degli esposti o segnalazioni non è possibile autorizzare il rilascio di copia perché l’accesso agli essi non è consentito ai sensi della legge 7-8-1990 n. 241, trattandosi di atti interni”. E che quanto richiesto non può essere rilasciato, trattandosi di atto interno relativo ad indagini di polizia e come tale non accessibile. Si riferisce che il documento potrà essere rilasciato su richiesta del Giudice nel corso di un eventuale procedimento giudiziario civile o penale”.

Fin qui i fatti, di ordinaria quotidianità per tutti i Comandi di Polizia Municipale.

Sulla questione è intervenuto il TAR Toscana, con la sentenza 7 ottobre 2015, n. 1323, il quale ha dettato alcuni principi fondamentali in materia, che devono essere conosciuti per il compimento di un efficiente, e corretto procedimento amministrativo.

Partendo dal presupposto che il richiedente vanta un interesse qualificato, non emulativo e non riconducibile a mera curiosità, ad accedere all’atto in questione, anche allo scopo di valutare eventuali future azioni a sua tutela e che il diniego non può giustificarsi sulla base di un “diritto all’anonimato” non riconosciuto dall’ordinamento e su cui comunque prevale il principio della trasparenza dell’azione amministrativa,  va innanzitutto premesso che l’oggetto della domanda di accesso risulta identificato dal ricorrente sulla base delle uniche, scarne informazioni in suo possesso, e dunque per tale aspetto la domanda non può ritenersi né infondata, né generica.
In ordine all’accesso agli esposti, in generale, la giurisprudenza amministrativa si è andata consolidando nel senso che “il soggetto che subisce un procedimento di controllo o ispettivo ha un interesse qualificato a conoscere integralmente tutti i documenti utilizzati dall’amministrazione nell’esercizio del potere di vigilanza, compresi gli esposti e le denunce che hanno determinato l’attivazione di tale potere (C.d.S., sez. IV, 19 gennaio 2012, n. 231; sez. V, 19 maggio 2009, n. 3081), non ostandovi neppure il diritto alla riservatezza che non può essere invocato quando la richiesta di accesso ha ad oggetto il nome di coloro che hanno reso denunce o rapporti informativi nell’ambito di un procedimento ispettivo, giacché al predetto diritto alla riservatezza non può riconoscersi un’estensione tale da includere il diritto all’anonimato di colui che rende una dichiarazione a carico di terzi, tanto più che l’ordinamento non attribuisce valore giuridico positivo all’anonimato (C.d.S., sez. VI, 25 giugno 2007, n. 3601).

Non può pertanto seriamente dubitarsi che la conoscenza integrale dell’esposto rappresenti uno strumento indispensabile per la tutela degli interessi giuridici del richiedente, essendo intuitivo che solo in questo modo egli potrebbe proporre eventualmente denuncia per calunnia a tutela della propria onorabilità” (così Consiglio di Stato, sez. V, 28 settembre 2012 n. 5132).

D’altra parte, il riconoscimento di un interesse qualificato ad accedere agli esposti, per la persona che ne è oggetto, trova conforto nello speculare interesse ad accedere agli atti dell’amministrazione riconosciuto all’autore di un esposto che abbia dato luogo a un procedimento lato sensu sanzionatorio

Ciò detto, si deve poi osservare che l’art. 24 comma 6 lett. c) della legge n. 241/1990, prevede la possibilità di sottrarre all’accesso i documenti che “riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni strettamente strumentali alla tutela dell’ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della criminalità con particolare riferimento alle tecniche investigative, alla identità delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone coinvolte, all’attività di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini”. Dal canto suo l’art. 329 c.p.p. assoggetta al segreto istruttorio “gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria”, nei limiti ivi stabiliti.

Dalle disposizioni citate consegue che le attività di indagine svolte da personale della polizia municipale quale organo di polizia giudiziaria, sono coperte dal segreto istruttorio e quindi sottratte all’accesso (cfr. TAR Lazio, sez. II, 6 febbraio 2013 n. 1282). Tra gli atti di indagine, peraltro, non rientra un esposto all’origine delle attività in questione, che si configura piuttosto come notitia criminis: non si tratta infatti di un atto posto in essere dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria e dunque ad esso non si applicano le norme sopra riportate.

Non costituisce “atto di indagine la notitia criminis (costituendo essa delle indagini il presupposto): tale principio vale anche quando (come nella vicenda in esame) all’origine delle indagini di P.G. vi sia l’esposto di un privato

Il diniego all’accesso va conseguentemente annullato, con ordine al Comune di consentire l’accesso richiesto.

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Marco Massavelli

Ufficiale Settore Operativo Polizia Municipale Rivoli (TO))

1 commento

  1. Tizio, illo tempore, rilascia dichiarazione spontanea sulla data dell’abuso edilizio da lui eseguito. Dopo tre anni il procedimento viene archiviato per intervenuta sanatoria. Oggi Tizio chiede copia della dichiarazione allora rilasciata perchè necessaria all’accatastamento. E’ ancora applicabile il rifiuto ex art. 329 c.p.p.? Rilasciamo l’atto o chiediamo il nulla osta al p.m. con dilatazione dei tempi? Eventualmente interrompo il termine dei 30 gg comunicandogli la procedura (328 c.p.?).
    Saluti

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