di Laura Crapanzano

CUTTING

Autolesionismo negli adolescenti

Mi è capitato in questi periodi di prevenzione nelle scuole medie con le lezioni di bullismo e cyberbullismo casi emblematici, mentre toccavo la sfera della vittima osservavo i loro movimenti non verbali che erano inequivocabili, queste ragazzine, che restavano con i maglioni abbassati nonostante il calore dei termosifoni fossero alti, oppure i loro braccini erano stracolmi di braccialetti, ,. Viene spontanea una domanda… perche??   Perché hanno questo comportamento?

La risposta è.. fategli alzare le maniche, perché è presumibile che stanno praticando cutting.

Ed infatti ad un certo punto, chiedevo ai ragazzi di alzare le maniche dei loro maglioni, certa di trovare un anomalia, e sotto gli occhi increduli dei docenti e degli stessi compagni, individuavo la ragazza che lo praticava, portata fuori dalla classe, in un pianto liberatorio, mi diceva perché lo faceva, mi faceva vedere tutte le chatt su wathapp e su instagram , con cui condivideva il suo dolore e le sue immagini. (e dove si trovavano migliaia di foto in tutta Italia, di adolescenti che lo praticano)

Si informava immediatamente la Preside, la quale convocava i genitori per prendere visione del disagio che stava avendo la propria figliola, nei giorni successivi venivano al mio comando con la bambina, per comprendere cosa la spingeva a fare questo e farle comprendere che non è la soluzione adatta ma che anzi può provocare ancora piu disagio… poi si ritorna nella classe a parlare con tutti i compagni, le cose migliorano, la ragazza viene accettata, anzi il resto dei compagni si sentono in colpa per non aver compreso, e cercano di starle vicino.

Questo è possibile quando c’e intesa fra istituzioni, e un ottima collaborazione, fra Corpi di Polizia Istituzioni Scolastiche, genitori, e compagni.

Provo a spiegare di cosa si tratta, sono dei tagli che possono essere fatte nelle braccia, dietro i ginocchi nelle cosce o nella pancia… gli strumenti utilizzati sono lametta, taglierino, smontano anche la piccola lama del temperamatite, forbici, e tutto ciò che può tagliare la pelle, perché si arrivano ad auto lesionarsi?

Un taglio e poi il sollievo. La lametta che incide la carne e al contempo scioglie la rabbia. E poi le maniche lunghe, mille braccialetti, i jeans anche d’estate, la stagione più odiata, a coprire tutto. Quel «tutto» che talvolta è invece mostrato e condiviso su social e blog. Così funziona il mondo sommerso del cutting, la pratica autolesionista che fa sì che da un dolore accecante e inespresso si passi al ferire il proprio corpo, a martoriarlo e perfino a massacrarlo. Un comportamento che inizia anche a 10 anni, e sempre più diffuso: due adolescenti italiani su dieci sono autolesionisti. La maggior parte dei ragazzi, inoltre, si fa del male intenzionalmente e nel segreto della propria stanza senza che i genitori sappiano nulla, in modo ripetitivo; e proprio la cronicità, che diventa dipendenza dal dolore fisico, riguarda in prevalenza le ragazze C’è poi un altro dato che è quanto mai importante mettere a fuoco: il 50 per cento di chi pratica cutting è, o è stato, vittima di bullismo o cyberbullismo.

Non hanno dei problemi familiari, anzi le loro famiglie sono persone presenti, ma il loro disagio cresce quando non si sentono accettati dai compagni, o completamente esclusi, anche nei gruppo di lavoro scolastico Normalmente gli episodi di cutting avvengono nei momento di particolare ansia e stress. Può accadere che il soggetto si senta sopraffatto dal mondo circostante, e nella speranza di recuperare il controllo che si senta appunto spinto a tagliarsi in determinate parti della pelle.

Proprio la pelle rappresenterebbe un vero e proprio elemento di separazione fra “il dentro” e “il fuori”, fra ciò che sentiamo all’interno di noi e ciò che ci circonda, fra il mondo interno ed il mondo esterno. Il cutting può avvenire a causa di una profonda insicurezza. Chi si auto-infligge delle ferite riporta di avvertire, dopo essersi ferito, una sensazione di liberazione e di piacere, un piacere che però dura solo qualche attimo, perché quando finisce il dolore fisico, quello psichico e l’angoscia sale vertiginosamente tanto da doversi autolesionare di nuovo di nuovo…..

Ma utilizzare questa forma . ossia martoriare la propria pelle e procurarsi dei tagli profondi al punto tale da sanguinare, comporta delle conseguenze a lungo e a breve termine che è bene conoscere. lascerà delle cicatrici permanenti sulla pelle. Se si eseguono tagli sui polsi poi, oltre al rischio di esercitare una pressione eccessiva e tagliare i vasi sanguigni, si corre anche il rischio di lesionare tendini, nervi, e muscoli, con conseguenze da non sottovalutare assolutamente.

Fra le possibili conseguenze del cutting ricordiamo anche la possibile diminuzione di sensibilità della parte. I tagli possono inoltre infettarsi, specialmente se una persona utilizza degli strumenti non sterili o sporchi. Infine, quella di tagliarsi potrebbe diventare un’abitudine che porta ad assuefazione, per cui il cutting potrebbe diventare un comportamento compulsivo, poiché il cervello inizia a collegare il falso senso di sollievo dai sentimenti negativi con l’atto di tagliare, e desidera ardentemente rifarlo ogni volta che il soggetto avvertirà tensione. In questo modo, un comportamento che comincia con il desiderio di sentirsi più sotto controllo, può portare il soggetto a perdere il proprio controllo.

Fare prevenzione nelle scuole, significa anche questo…. Non fermarsi solo alle slide, Ma guardare, osservare, ascoltare. Solo cosi, possiamo fare uscire fuori il disagio, e salvare un adolescente, rinforzare l’autostima, e bloccare questo piaga sociale che aumenta a dismisura grazie all’avvento dei social network.

Criminologa Investigativa

Dott.ssa Laura Crapanzano

 

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