Sembrava ieri quando entrò in vigore il DL 66/2014 che, in riferimento alla generalizzazione dell’obbligo degli acquisti centralizzati per i comuni , presenta la disposizione contenuta nel comma 4 dell’articolo 9 del decreto legge che generalizza l’obbligo di procedere con gli acquisti centralizzati.  In particolare, il comma sostituisce – per l’ennesima volta – il comma 3-bis dell’articolo 33 del codice degli appalti finora dedicato a contingentare/veicolare il procedimento di acquisto dei comuni al di sotto dei 5 mila abitanti. Ante decreto legge, dopo diverse modifiche, la disposizione imponeva che i “Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti ricadenti nel territorio di ciascuna Provincia affidano obbligatoriamente ad un’unica centrale di committenza l’acquisizione di lavori, servizi e forniture nell’ambito delle unioni dei comuni, di cui all’articolo 32 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici. In alternativa, gli stessi Comuni possono effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da altre centrali di committenza di riferimento, ivi comprese le convenzioni di cui all’articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e ed il mercato elettronico della pubblica amministrazione di cui all’articolo 328 del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207.Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle acquisizioni di lavori, servizi e forniture, effettuate in economia mediante amministrazione diretta, nonché nei casi di cui al secondo periodo del comma 8 e al secondo periodo del comma 11 dell’articolo 125”.

Strage. Il 90% dei comuni bloccati.

 

Ancora di salvataggio è il DL 90/2014 che modifica il tiro e rimanda tutto al 1° gennaio 2015: I Comuni non capoluogo di provincia procedono all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito delle unioni dei comuni di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56. In alternativa, gli stessi Comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento. L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non rilascia il codice identificativo gara (CIG) ai comuni non capoluogo di provincia che procedano all’acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli adempimenti previsti dal presente comma. Per i Comuni istituiti a seguito di fusione l’obbligo di cui al primo periodo decorre dal terzo anno successivo a quello di istituzione. In ultimo l’eliminazione della capacità negoziale dei comuni inferiori a 10.000 abitanti: I comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti possono procedere autonomamente per gli acquisti di beni, servizi e lavori di valore inferiore a 40.000 euro.

1° gennaio 2015. Strage. Il 90% dei piccoli comuni bloccati. Rincorsa alla CUC, convenzioni con la SUA, il CIG si o il CIG no? Meglio la CUC? Meglio la SUA? Meglio l’Unione dei Comuni? Meglio prendersi due mesi di ferie e vediamo cosa succede…

No, troppo facile. Siamo in pochi, ma il mordente di chi ancora ci crede nella PA è troppo forte per mollare. Troppi però i bugs da gestire: le CUC esistenti hanno il telefono sempre occupato poiché non si aspettavano tutta questa adesione, le convenzioni tra comuni incartate tra disciplinari copia e incolla e diatribe tra chi fa il RUP e chi chiede il CIG, SUA (provinciali) non attrezzate per i cottimi di piccolo importo e con la spada di Damocle dell’esubero del personale delle province, una normativa corroborata da mille cambiamenti, obbligo di MEPA e parametri CONSIP…

26 febbraio 2015. L’italia (volutamente con lettera minuscola) chiede il time-out. Il MILLEPROROGHE rimanda tutto a settembre. Comuni bocciati.

E no. Io non ci sto. Io inviterei i burocrati di Roma a fare un giorno solo in un comune inferiore ai 10.000 abitanti, ad attivarsi per fare le cose più banali come far riparare un mezzo di polizia ( bisogna che il meccanico sia iscritto nella CUC per poter affidare la riparazione, quindi chiedo alla mia pattuglia di non prendere buche, di non ingaggiare inseguimenti, di non fare sopralluoghi in strade dissestate, di non…) o stipulare le polizze RCA per Scuolabus o far riparare da un carrozziere gli autocarri per la raccolta dei RSU.

Non è questa la strada giusta. Il 1° settembre è prossimo. Anzi è già arrivato.

In bocca al lupo, anzi  no. Per affidarvi al lupo, dopo il MILLEPROROGHE lo posso fare direttamente. Dal 1° settembre il Lupo deve essere iscritto all’Albo Fornitori di una CUC o presente sul Mepa. Il Lupo è avvisato.

 Luca Leccisotti

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