Autovelox, classificazione e caratteristiche minime delle strade – Cass. civ., Sez. II, 15/09/2021, n. 24936.

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La Corte di Cassazione il  15/09/2021, con sentenza  n. 24936 ha affermato il principio secondo cui il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di contestazione immediata al conducente previsto dal D.L. 20 giugno 2002, n. 121, art. 4, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla Legge mediante rinvio alla classificazione operata dall’art. 2, commi 2 e 3 del C.d.S., dovendo considerarsi illegittimo – e, pertanto, disapplicabile nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa – il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle apparecchiature autovelox in una strada urbana che non abbia tutte le caratteristiche minime della “strada urbana di scorrimento”, in base alla definizione dettata del predetto art. 2, comma 2, lett. d) del C.d.S.

Come noto, il sistema delineato dal D.Lgs. n. 285/92 è improntato sulla regola della contestazione immediata delle infrazioni, ammettendo la contestazione differita esclusivamente quando la strada abbia determinate caratteristiche tecniche che rendono pericoloso ordinare l’arresto del mezzo per effettuare la contestazione immediata (con riferimento alla valutazione di molteplici fattori, tra i quali il tasso di incidentalità, le condizioni strutturali del piano viabile, del traffico e quelle afferenti alla salvaguardia della sicurezza nell’effettuazione dell’accertamento).

In particolare, l’art. 201, comma 1-bis, del C.d.S., ammette la possibilità di procedere alla contestazione non immediata delle violazioni di cui all’art. 142, commi 8 e 9, mediante strumenti di rilevazione elettronica esclusivamente sulle autostrade, strade extraurbane principali, strade extraurbane secondarie e strade urbane di scorrimento, delineando nel contempo le caratteristiche minime che ciascuna tipologia di strada deve possedere per potersi qualificare come tale.

In riferimento al caso di specie, l’art. 2, comma 3, lett. d) del C.d.S., individua i requisiti minimi per qualificare una strada come “strada urbana di scorrimento”. In particolare, il dettato normativo sancisce che per strada urbana di scorrimento si deve intendere una strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate. La relativa disciplina normativa integrativa di riferimento (specificamente ricompresa nel D.L. 20 giugno 2002, n. 121, art. 4, conv. dalla L. n. 168 del 2002) stabilisce, inoltre, che mentre nelle autostrade e strade extraurbane principali gli Organi di Polizia stradale possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico – secondo le direttive fornite dal Ministero dell’Interno e sentito il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel caso, invece, delle strade extraurbane secondarie e delle strade urbane a scorrimento è necessario un apposito provvedimento del Prefetto che autorizzi la relativa installazione o utilizzazione (avendo, infatti, tale autorità amministrativa il compito di selezionare le strade sulle quali procedere con il controllo a distanza).

Detto provvedimento prefettizio, reso allo scopo di consentire la possibilità di usare apparecchiature automatiche senza presidio per il rilevamento delle infrazioni relative al superamento dei limiti di velocità, deve essere adottato in presenza dei requisiti dettati dalla Legge, non potendo il Prefetto fare riferimento, mediante un’interpretazione estensiva, a criteri diversi da quelli previsti dal C.d.S.

A tal proposito, la stessa Corte di Cassazione con precedente e consolidata giurisprudenza (pronunce n. 7872/2011, n. 4090/2019, n. 16622/2019, 10362/2020 e n. 9682/2021), ha chiarito che il Legislatore del 2002, nel rinviare alla previsione classificatoria contenuta nel C.d.S., ha vincolato la Pubblica Amministrazione ad utilizzare i criteri dettati dall’art. 2, comma 3, dello stesso Codice, sicché la questione si riduce all’interpretazione della norma classificatoria per stabilire quali sono i requisiti strutturali indefettibili che il percorso stradale deve presentare per poter essere sottoposto al controllo con sistema automatizzato, nel ricorso degli altri presupposti che il D.L. n. 121 del 2002, art. 4, affida alla valutazione della stessa Pubblica Amministrazione.

Nella definizione di strada urbana di scorrimento, il dato testuale chiaramente circoscrive gli elementi “eventuali” alla corsia riservata ai mezzi pubblici e alle intersezioni a raso semaforizzate, mentre “impone” la presenza della banchina pavimentata a destra, del marciapiede e delle aree di sosta, i quali costituiscono perciò elementi strutturali necessari della strada urbana di scorrimento, ovvero ne rappresentano i requisiti minimi, anche ai fini dell’adozione del provvedimento amministrativo previsto dall’art. 4 del D.L. n. 121/2002.

Invero, alla luce del percorso logico-argomentativo seguito dalla Corte di Cassazione, essendo l’art. 2, comma 3, lett. d) del C.d.S., una norma di tipo classificatorio, una lettura che disattendesse il dato letterale si risolverebbe in una interpretatio abrogans della norma stessa vanificandone la vigenza ed il contenuto.

Orbene, il dettato fornito dal Supremo Tribunale ha puntualizzato e precisato che, ai fini della corretta verifica della legittimità del rilevamento a mezzo di dispositivi elettronici fissi, non implicanti l’obbligo di contestazione immediata, occorre procedere alla valutazione delle caratteristiche strutturali complessive e per l’intero tratto della strada lungo la quale il rilevamento sia stato autorizzato dal Prefetto, e non già quelle di un uno o più tratti della medesima strada analizzati singolarmente, e ciò alla stregua della ratio fondante prevista dal combinato disposto del Codice della Strada in uno all’art. 4 del D.L. n. 121 del 2002.

Tra gli elementi strutturali minimi per la qualificazione della strada come urbana di scorrimento rilevati dal Giudice di Cassazione – in relazione al caso di specie dedotto in giudizio – vi rientra sicuramente la banchina quale parte della struttura della strada la cui utilizzabilità, anche per sole manovre saltuarie di breve durata, comporta esigenze di sicurezza e prevenzione assimilabili a quelle che valgono per l’intera carreggiata. Di conseguenza, su strada urbana di scorrimento la presenza di una banchina di ridotte dimensioni, sia in termini di lunghezza che larghezza, non può considerarsi idonea a svolgere le sue funzioni nè, in generale, rispondere alle caratteristiche imposte dal C.d.S..

In ragione di ciò, la mancata conformazione della banchina alle caratteristiche descrittive del C.d.S., comporta l’insussistenza di un elemento essenziale per la qualificazione di una strada urbana come “strada di scorrimento” che per caratteristiche costruttive deve necessariamente assolvere ad un intenso flusso veicolare ininterrotto per lunghi tratti e per la quale si profila, quindi, l’opportunità di dover garantire l’esistenza di fasce laterali idonee ad effettuare la sosta di emergenza e/o assicurare il transito dei pedoni.

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