Poche settimane fa su Youtube impazzava il video di un italiano, che in Olanda veniva arrestato dalla polizia per aver circolato in bicicletta contromano in una strada del centro di Amsterdam. 
Il povero connazionale, apparentemente un 50-55enne, pensava, ahimè per lui, di poter fare come in Italia e, cioè, che alla contestazione della polizia per l’infrazione commessa, fosse possibile ostentare dapprima un italico menefreghismo, per poi reagire alla multa con le solite frasi polemiche ed infine contrastare la richiesta di seguire gli agenti alla loro centrale, con quelle espressioni tutte nostre del “io non vengo da nessuna parte!”.
Quando i poliziotti olandesi hanno iniziato ad afferrarlo per un braccio al fine di convincerlo ad andare con loro, l’italiano ha pensato bene di opporsi con degli strattoni e le solite frasi “non mi tocchi, non mi tocchi!”.
Peccato, però, che non si trovasse in Italia bensì in Olanda, rimediando in tal modo un bel ammanettamento dinanzi a decine di spettatori che simpatizzavano per le forze dell’ordine, seguito da una traduzione forzata dritto dritto davanti al magistrato, che seduta stante lo giudicava.
Purtroppo per lui, quell’italiano non aveva fatto i conti con il diritto di polizia e la procedura penale olandesi, assolutamente garantisti, ma tutt’altro che teneri contro chi osa opporsi all’autorità costituita mentre questa è nell’esercizio delle sue funzioni.
Esattamente come avviene negli Stati Uniti ed in Inghilterra, patria della Magna Charta, ove si può essere arrestati anche per un semplice divieto di sosta se le modalità di reazione alla polizia sono tali da turbare minimamente l’ordine dei luoghi e la sicurezza dei presenti.


In Televisione sul digitale terrestre, in un documentario intitolato “interceptor” che testimonia operazioni reali della polizia inglese, ho visto arrestare due ragazzini di sedici anni che fumavano in metropolitana e che alla contestazione del controllore hanno “osato” rispondergli a male parole.
In Italia invece procede tutto al contrario e questo per me è uno dei motivi per i quali questo paese, se va avanti così, non ce la può fare.
Che la normativa italiana sulle procedure di polizia non funzioni tutti lo sanno e che, paradossalmente, sia essa stessa foriera di disordini e continui disservizi per la sua ormai evidente incapacità di imporsi, è a questo punto un dato di fatto inconfutabile.
I fatti degli hoolligans a Roma lo dimostrano, giacché non i soliti clandestini disperati di chissà quale paese d’altro continente, ma perfino gli opulenti ed anche violenti e repressi cittadini olandesi sanno che in patria è meglio starsene buoni altrimenti si finisce male, mentre in Italia è ormai possibile sfogarsi senza difficoltà a più non posso perché tanto più di una denuncia a piede libero non ti tocca.
La prova provata? È sotto gli occhi di tutti: un manipolo di ubriaconi riesce a prendere possesso del cuore della Capitale italiana per diverse ore ed a seminare impunemente il panico sotto gli occhi di decine di migliaia di persone terrorizzate e di qualche centinaia di forze di polizia impotenti, o impaurite di fare il proprio lavoro per timore di subire i soliti attacchi mediatici e con essi qualche procedimento penale per eccesso colposo di difesa con le peggiori conseguenze personali (risarcimento danni, trasferimento ad altri incarichi, licenziamento).
Insomma, gli hoolligans olandesi sono riusciti a fare ciò che hanno fatto, compreso danneggiare a più riprese la fontana del Bernini senza che nessuno intervenisse con la forza (pubblica) per bloccarli, grazie alle leggi italiane che ormai non spaventano più nessuno se non le forze di polizia, con la conseguenza di impedire loro di fare il proprio lavoro a tutela della collettività, dell’ordine e della sicurezza di tutti.
Chiunque venga qui da noi ha perfetta cognizione di poter fare il porco del comodo suo, di spaccare, rompere, rubare, ferire e finanche uccidere impunemente perché tanto ne uscirà sempre illeso.
La legge italiana minaccia trent’anni ed alla fine commina due-tre mesi, sistematicamente cancellati da attenuanti, sospensioni varie, libertà condizionate e prescrizioni fino all’estinzione della pena, con il risultato che assassini e rapinatori entrano ed escono, rientrano e riescono all’infinito dalle carceri, reiterando sempre gli stessi crimini.
In Italia un agente di polizia giudiziaria per capire se in flagranza può arrestare qualcuno oppure no, tra provvedimenti obbligatori, facoltativi e vietati, calcoli della pena e valutazioni varie da fare in un tempo di non più di tre-quattro minuti, necessita di un bel corso di preparazione, un codice sempre sotto mano e tanta, tantissima fortuna.
Ormai secondo la nostra legge per arrestare qualcuno occorre trovarlo in flagranza di omicidio, o poco meno, e quando ciò accade gli agenti di polizia giudiziaria, puntualmente aggrediti a calci, pugni e sputi, devono pregare Dio di non finire loro sotto processo per un qualche reato di abuso d’ufficio, arresto illegale, sequestro di persona, lesioni personali e chi più ne ha più ne metta, rischiando ogni volta il posto di lavoro.
Per i colpevoli tutto è attutito, per non dire azzerato dai cuscinetti del garantismo e del libertismo esasperati all’eccesso, mentre per i tutori dell’ordine tutto è esasperato all’eccesso opposto, in una tragicomica inversione di ruoli.
Lo Stato paga le spese processuali ai colpevoli e processa i tutori dell’ordine, facendosi da loro pagare tutto.
È assurdo, ma in Italia oggi si ha il terrore di fare il proprio onesto mestiere, cioè di lavorare per la legalità e la giustizia e non si teme di rapinare a mano armata qualcuno.
Qualche ingenuo, o qualche altro opinionista male informato ha ancora il coraggio di dire “la legge c’è, basta applicarla”, quasi a voler tendenziosamente far credere che a commettere omissioni e mancanze siano gli organi di polizia e quelli giudiziari, che per loro pura inettitudine lasciano liberi e mandano assolti criminali ed assassini.
Come ebbi modo di scrivere una decina di anni fa, a coloro che ancora pensano a questa emerita sciocchezza io ricordo che accanto alla legge che prevede arresti e condanne esemplari seguono e si applicano, sempre nel nome della legge, tutte le norme approvate dal Parlamento in materia di attenuanti, sospensioni di pena, prescrizioni, decadenze, scarcerazioni facili, pene alternative e di tutto di più per mantenere libere le carceri da malviventi di ogni estrazione.
E sul fronte amministrativo non siamo da meno.
 
I reati depenalizzati accompagnati dalla massa informe di illeciti creati fin dall’inizio come civili, il più delle volte non trovano alcuna concreta applicazione nei confronti di chi non possiede nulla.
Nessuna norma che costringa nullatenenti e nullafacenti, incorreggibili trasgressori di norme amministrative a lavorare per lo Stato in sostituzione della loro incallita ed a volte colpevole insolvenza.
Quotidianamente vi sono persone che da sole, in una mattinata passano col rosso, parcheggiano in divieto, sorpassano, entrano nei divieti racimolando verbali su verbali, per i quali sono perfettamente consapevoli che non saranno mai chiamate a pagarli. Questi atti rappresentano solo dei costi per la pubblica amministrazione e quei trasgressori, invece, sono sempre lì, liberi di fare come vogliono.
È come la sciocchezza di multare con sanzione amministrativa i mendicanti ed i parcheggiatori abusivi: quando mai i primi pagheranno una multa di 25€, ed i secondi una multa di 300€? Ecco perché in Italia le strade pullulano di mendicati e di parcheggiatori abusivi e negli altri paesi no.
Anni fa negli Stati Uniti per infrazioni commesse nei confronti di agenti del Police Department, Naomi Campbell fu condannata a quindici giorni di lavori forzati presso l’inceneritore di rifiuti in un quartiere di New York. Le furono dati una tuta e dei guanti e per due settimane, sotto gli occhi di decine di telecamere, dovette convivere con profumatissimi sacchetti di immondizia scaricati dai camion.
Ma in Italia anche chi abbia un minimo di possibilità economica può sempre giocarsela in mille e più sedi tra prefetto, giudice di pace, tribunale, cassazione e ricorsi ulteriori contro gli atti esecutivi che a loro volta prevedono infiniti gradi di giudizio.
E’ facile, poi, che in tutti questi passaggi il trasgressore riesca fortunatamente ad imbattersi in qualche errore, decadenza o prescrizione, che anche se di minima forma e spessore, in Italia e solo in Italia, diventa di sostanza e quindi capace di annullare tutto il lavoro ben fatto in precedenza dalla polizia.
E tutto questo in un paese che pur contando il più alto numero di operatori di polizia del mondo in rapporto alla popolazione residente e fluttuante, non riesce ad erogare sicurezza in misura proporzionata alle energie profuse ed ai soldi spesi.
Con questi numeri dovremmo essere la nazione più sicura della terra ed invece grazie a queste leggi scellerate siamo la più vulnerabile, anche nel quotidiano più banale.
Complimenti.

Mimmo Carola

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