Trattamento dati personali e validità del verbale.

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Trattamento dati personali e validità del verbale.

La Corte di Cassazione (Sez. civile II, Ordinanza 29 maggio 2020, n. 10326), in margine all’ennesima questione relativa ai misuratori di velocità sui viali di Firenze, definisce due aspetti relativi a:

  • Rapporto tra liceità del trattamento dei dati e validità del verbale di accertamento della violazione;
  • Rapporto tra esternalizzazione delle azioni di stampa e postalizzazione dei verbali e relativa validità.

Insorgendo contro la sentenza n. 1000/2016 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata il 10/03/2016 (nella parte in cui il Tribunale aveva osservato che non sussisteva alcuna violazione del D. Lgs. n. 30 giugno 2003, n. 196, dal momento: a) che il nominativo del proprietario di un veicolo recante una determinata targa è un dato pubblico, risultante dal pubblico registro automobilistico; b) che l’indirizzo del proprietario è un dato necessario per la realizzazione del servizio; c) che il tempo e il luogo in cui si trovava il veicolo non costituiscono dati personali, in quanto non indicano chi fosse il conducente), un ricorrente è arrivato alla Suprema Corte per sentir pronunciare che l’aver comunicato i dati personali dell’obbligato in solido per l’asserita violazione, quale proprietario del veicolo (non solo quelli desumibili dal pubblico registro automobilistico, ma anche quelli relativi ai motivi, al luogo e all’ora della asserita violazione) ad una società privata (Poste Italiane s.p.a.) costituiva illecito, rilevante ex se e come causa di invalidità del verbale stesso.

L’eccezione si è rivelata infondata.

Citando testualmente: “…questa Corte (Cass. 16 aprile 2015, n. 7764; 26 novembre 2013, n. 26431, tutte non massimate), ha già rilevato che, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, la notifica del verbale di accertamento, ai sensi dell’art. 385 reg. esec. e att. C.d.S., comma 3 (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) avviene mediante invio al destinatario di uno degli originali o di copia autenticata a cura del responsabile dell’ufficio o comando, o da un suo delegato, potendo, tuttavia, essere validamente affidate a soggetti terzi, anche privati, le attività intermedie di natura materiale, relative all’imbustamento ed alla consegna dei plichi al servizio postale. Si tratta, infatti, di delega di attività meramente esecutive (stampa, imbustamento e consegna), che non implicano alcuna partecipazione del soggetto privato alla formazione del verbale di contestazione (v., in particolare, la citata Cass. n. 26431 del 2013).Il ricorrente, dalla premessa del carattere illecito del trattamento dei dati, trae la conseguenza dell’inutilizzabilità degli stessi, ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 11, comma 2, all’epoca vigente, che appunto disponeva: “I dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati”. In particolare, secondo il L., la nullità investirebbe senz’altro il verbale di accertamento. Nello sviluppo finale del motivo si allude anche ad una invalidità della notifica, che, però, parrebbe derivare dal vizio dell’atto notificato, dal momento che il rilievo non si accompagna ad alcuna ulteriore specificazione. Ciò posto, il D. Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, comma 1, lett. b), nel testo all’epoca vigente, identificava, come “dato personale”, qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale. Ora, la correlazione tra targa e proprietario del veicolo risultano dal pubblico registro automobilistico, con la conseguenza che, rispetto a tali dati, il trattamento dei dati non richiedeva, ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. c), allora applicabile, il consenso dell’interessato. Il dato complesso derivante dall’accostamento con le notizie relative alla violazione contestata non è riferibile, nei termini di cui al cit. art. 4, comma 1, lett. b) ad una persona – giacché nulla consente di ritenere che il proprietario coincida con il conducente – ma, appunto, ad un veicolo recante la targa indicata. Ne discende l’assoluta assenza, in radice, dei presupposti di operatività dell’art. 11 cit.

La sentenza qui recensita è sicuramente molto importante in ordine alla circostanza che, in linea generale, tanto il tema del trattamento dei dati quanto il tema dell’esternalizzazione non costituiscono in sé e per sé motivo di illegittimità del verbale. L’esito della pronuncia è tale in ragione delle apodittiche articolazioni dei motivi di ricorso e della mancata proposizione, in sede di merito, di motivi di ricorso attinenti la verifica degli atti di nomina, quale responsabile esterno, del gestore dei servizi di postalizzazione. In tal senso è bene trarre dalla pronuncia anche il messaggio che ogni Ente o Comando vada a verificare: contenuto e limiti dell’esternalizzazione; rispetto del GDPR in materia di sanzioni amministrative. Ciò non tanto perché ci siano limiti penetranti ma in quanto c’è una diffusa superficialità di considerazione del rapporto corrente tra trattamento dei dati e sanzioni amministrative.

 

 

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