Sta andando tutto bene?

di Claudio Biondi

Tutto ha inizio in un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi, il mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina.

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) segnala all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan (6.434.373 abitanti), nella provincia cinese di Hubei. Da lì l’epidemia ha cominciato a diffondersi nel resto della Cina, poi in Asia e in tutto il pianeta.

Oggi, 5 maggio 2020, i casi confermati nel mondo sono 3.618.325 e i decessi 253.381 (in Italia 29.315)

La situazione particolarmente grave nel Nord Italia (78.605 casi confermati e 14.389 decessi nella sola Lombardia), ma anche nel Regno Unito (29.502 morti), Francia (25.204 morti)1, Spagna (25.428 morti) e soprattutto negli Stati Uniti d’America (69.079 morti)1sembra ancora oggi fuori controllo.

Ma cosa è accaduto in Italia dal 30 gennaio? Con quali strumenti il Governo e le Regioni hanno ritenuto di poter combattere il virus?
Per almeno venti anni, dai primi allarmi sull’influenza aviaria e poi sul Coronavirus della SARS, le probabilità di una pandemia erano alte. Solo pochi esperti si sono immediatamente resi conto del pericolo del virus, avendolo i cinesi sequenziato in tempo record e avendone pubblicato la sequenza il 12 gennaio2 Purtroppo in molti non ci hanno creduto.

Nella circolare del Ministro della Salute del 22 gennaio(2) è scritto che “…. il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) stima che il rischio di introduzione dell’infezione in Europa, attraverso casi importati, sia moderato…” e, secondo l’OMS, “…devono essere considerati casi sospetti di nCoV le persone che rispondono ai criteri… Infezione respiratoria acuta grave… storia di viaggi a Wuhan (…) nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia…operatore sanitario che ha lavorato in un ambiente dove si stanno curando pazienti con infezioni respiratorie acute gravi… contatto stretto con un caso confermato sintomatico di infezione da nCoV”.

Il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. Conseguentemente, “…attesi i rischi per la pubblica e privata incolumità…” che impongono “…l’assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente, per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività presente sul territorio nazionale” …, il Consiglio dei Ministri con deliberazione del 31 gennaio dichiara, per 6 mesi, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. (3)
L’emergenza sanitaria, che ha sconvolto il nostro paese, ha inizio il 21 febbraio, a Codogno, un paesino a 50 km da Milano. Mattia, un giovane di 38 anni, è il paziente uno, è lui che ha svelato involontariamente la presenza del nuovo coronavirus, circolava in silenzio sul territorio nazionale. Un’anestesista in servizio presso l’ospedale di Codogno(4) mette in correlazione due indizi sui quali l’OMS si era raccomandata ai fini di una corretta diagnosi: Mattia manifesta un decorso clinico insolito, un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato e, sentendo la moglie, è stato a cena con un collega appena rientrato dalla Cina. Gli viene immediatamente praticato il tampone. È il primo paziente italiano risultato positivo al Coronavirus.

Due giorni dopo la scoperta del primo caso di coronavirus in Italia il Governo adotta il decreto legge n. 6 del 23 febbraio e individua alcuni comuni da isolare. Il primo ministro Conte annuncia la zona rossa intorno a Codogno 4 . Ma il virus, già da tempo, dilaga indisturbato. Alcuni esperti sostengono che circolasse per l’Italia da fine novembre, senza che i medici avessero la possibilità di riconoscerlo.

Intanto a Milano si consuma quella che è stata definita una bomba epidemiologica. È la serata di Champions League Atalanta – Valencia, migliaia di bergamaschi, alcuni infetti, si recano a San Siro in pullman e questo probabilmente ha incrementato il contagio. Un detonatore. Alcuni sostengono che i malati che non presentano particolari sintomi (cosiddetti asintomatici) possano causare fino a 15 casi secondari (5) .

Pochi tra gli esperti han capito la portata del pericolo: chi lo definisce una normale influenza, chi invita a mantenere la propria vita normale, chi sostiene che in Italia la malattia difficilmente potrà diffondersi. La politica cerca di minimizzare. Intanto la diffusione del virus è ormai inarrestabile. E si amplifica, nella bergamasca e nel bresciano, con l’arrivo in ospedale di soggetti sintomatici ma non ritenuti tali che hanno ulteriormente diffuso nella comunità la malattia.
È nell’ospedale di Alzano Lombardo che nasce il primo focolaio di coronavirus nella bergamasca.
Il 3 marzo l’istituto superiore di sanità chiede che Nembro e Alzano vengano chiuse perché ci sono più contagi di Codogno e devono diventare le nuove zone rosse. Ma qualcosa il giorno dopo va storto. Qualcuno ha sostenuto che anche la regione Lombardia avesse il potere di fare la zona rossa, ma a
differenza di altre regioni non l’avrebbe esercitato.
Mentre la politica tentennava le imprese hanno continuato a fare muovere migliaia di lavoratori come se niente fosse, nonostante l’assordante scia di ambulanze che in quei giorni riempivano le valli bergamasche. Eppure il modello delle zone rosse era stato un modello vincente.

Il sistema sanitario lombardo nel frattempo si avvia al collasso. Quando ormai la situazione è fuori controllo il governo chiude l’intera Lombardia. Chi non riesce a prendere il treno prova a prendere gli ultimi aerei rimasti. Dopo la chiusura della Lombardia in 48 ore decine di migliaia di persone fuggono in massa dal nord verso il sud. In quello stesso giorno da Napoli parte una durissima protesta nelle carceri. Durante la sommossa dal carcere di Foggia riusciranno ad evadere 72 detenuti.
Mentre l’Italia attraversa uno dei suoi momenti più difficili, la politica spinge perché il mondo del calcio non si fermi. L’ultima partita di Serie A sarà Juventus – Inter giocata a porte chiuse in un silenzio irreale.
Dopo gli stadi chiudono anche i musei, le chiese, gli uffici pubblici, le scuole. Nove milioni di studenti italiani a casa. Gli effetti su di loro non si possono ancora prevedere.
All’annuncio del nuovo provvedimento di riduzione della libertà personale i sindaci avviano un costante controllo delle città. Dall’entrata in vigore del provvedimento sono state fermate 7 milioni di persone e oltre 100 mila sono state denunciate.
Mentre il Governo chiede a tutti di restare a casa, c’è chi, pur volendo, non può farlo. Nel silenzio irreale delle metropoli italiane a sfidare la notte  4 percorrendo le strade deserte rimangono solo i rider. Ma proprio quelli che consegnano il cibo agli altri devono elemosinarlo dalla Croce Rossa.
Mentre le città si svuotano gli ospedali si riempiono fino al punto di saturazione. Come nella medicina delle catastrofi riuscire a curare tutti diventa sempre più difficile. Dall’inizio dell’emergenza a oggi sono morti oltre 151 medici. Più di 16 mila operatori sanitari si sono ammalati, i più colpiti della categoria sono stati i medici di famiglia lasciati a combattere in prima linea senza protezioni. Ma la richiesta di aiuto dei medici è rimasta inascoltata.
Ad un mese dal lockdown i morti ufficiali in tutt’Italia saranno oltre 20 mila, di cui più della metà solo in Lombardia. Bergamo sarà la provincia a pagare il prezzo più alto di questa emergenza, dovrà intervenire l’esercito per spostare le bare dei defunti in altre città. Rispetto alla media nello stesso periodo 2015-
2019 l’Istat registra un aumento dei decessi del 185% nel mese di marzo 2020. (6)
A non rientrare nelle stime ufficiali ci sono migliaia di morti fantasma, persone decedute nelle loro case senza essere sottoposte a tampone. Al 14 aprile nella sola Lombardia sono morti nelle case di riposo 3045 anziani di cui 1625 per cause riconducibili al Covid.(7)
Gli operatori sanitari combattono la loro battaglia negli ospedali, ma anche sul territorio e al loro fianco è sceso in campo un esercito di quasi 50mila persone. Vengono da esperienze di vita diverse, c’è chi lavora in fabbrica, chi in ufficio, chi ancora studia, ma anche chi un lavoro non ce l’ha. È l’enorme famiglia del volontariato in ambulanza. Soccorritori e soccorritrici che rappresentano “la vera trincea” del Covid-19 e che, fin dalle prime battute dell’epidemia, hanno prestato aiuto. Tre le associazioni principali, che già nel quotidiano operano in continuità con il Sistema sanitario nazionale, e che si sono subito attivate allestendo sale operative speciali coordinandosi con la protezione civile, Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), Croce Rossa Italiana e Misericordie.
L’emergenza sanitaria tenderà a diminuire, ma quella socio – economica cresce senza arrestarsi. Giorno per giorno aumentano sempre di più le famiglie bisognose. A Milano e in tante altre città d’Italia si sviluppa una nuova crisi sociale. Chi non ha un lavoro o è precario, non potendo uscire non ha possibilità di lavorare.

Ci sono famiglie in cui il fatto che i bambini non vadano a scuola costituisce un problema perché prima, i bambini, a scuola mangiavano. La crisi economica scatenata dal coronavirus sta creando una nuova povertà tra le famiglie italiane. Sono quasi 150mila persone nella ricca Lombardia.

I Comuni attivano progetti e raccolta fondi per contrastare la nuova povertà, consapevoli che l’emergenza sanitaria tenderà a diminuire, ma quella sociale si prolungherà nel tempo. Raccolgono tonnellate di generi alimentari da distribuire alle famiglie, i Sindaci costituiscono i C.O.C., Centri Operativi Comunali, per dirigere e coordinare i servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione, attivano sportelli di supporto psicologico, progetti di assistenza e cura agli anziani, ai quarantenati e ai contagiati. In quindici giorni distribuiscono alle famiglie in difficoltà 400 milioni di euro per l’acquisto di generi alimentari. I soldi li ha messi lo Stato, ma ha demandato ai comuni il compito di spenderli, visto che i propri Enti non hanno la stessa efficienza.
Con il decreto legge n. 18 del 17 marzo, il Governo stanzia un contributo per i lavoratori autonomi. L’Inps comunica di aver ricevuto 4.772.178 domande, ne sono state accolte 3.668.968. Le prime indennità arriveranno sui conti correnti dei più fortunati oltre metà aprile, ma moltissimi, ad oggi, non ancora
ricevuto il bonus che gli spetta.

1 Fonte Johns Hopkins University – https://coronavirus.jhu.edu/map.html

2 Ansa.it/Scienza&Tecnica/biotech del 21 gennaio 2020 – “La sequenza genetica è stata depositata nella GenBank, la banca dati pubblicamente accessibile, punto di riferimento internazionale per i dati genetici. Adesso tutti potranno studiare questo virus, che appartiene alla stessa famiglia del virus della SARS, che ha colpito fra il 2002 e il 2003, ma che mostra di essere molto diverso da questo.”

3 Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1-2-2020

4 DPCM 23 febbraio 2020 “Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” (Gazzetta Ufficiale n.45 del 23-2- 2020)

5 In provincia di Pesaro-Urbino in base ai dati Istat l’aumento della mortalità tra il 20 febbraio e la fine di marzo è stata del 120 per cento. I decessi totali sono stati 912, contro una media di 454 negli anni che vanno dal 2015 al 2019, cioè 458 in più. A Pesaro dal 13 al 16 febbraio si sono svolte le final eight di coppa Italia di basket con migliaia di spettatori provenienti da diverse città tra cui Milano, Brescia, Cremona.

6 Rapporto Istat del 4 maggio 2020, Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo trimestre 2020.

7 Istituto Superiore della Sanità, Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie, aggiornato al 14 aprile 2020.

Dr. Claudio Biondi Segretario Generale Comune di Taino (VA)

 

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