Tar  LAZIO,  del 02.09.2014N. 09296/2014.

La giurisprudenza amministrativa ha più volte sviscerato l’annosa questione dell art. 32 co 27 che  Fermo restando quanto previsto dagli articoli 32 e 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora: …………………………d) siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonchè dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici;”

Il problema interpretativo che si pone riguarda: la cumulabilità o meno delle due condizioni ostative alla sanabilità dell’abuso in area vincolata: quella della antecedenza del vincolo rispetto alla realizzazione delle opere abusive e quella della insussistenza della compatibilità urbanistica.

 

L’orientamento prevalente: in area vincolata, purché si tratti di vincolo relativo, il condono possa essere negato solo se le opere siano state realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non siano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, ritenendo cioè le due condizioni indicate come preclusive della sanatoria, come tra loro cumulative, cosicché dovrebbero sussistere entrambe perché l’opera possa dirsi insanabile (cfr. ad esempio C.d.S., IV, 19 maggio 2010, n. 3174; TAR Campania – Napoli, sez. III, 4 aprile 2012, n. 1612).

Ne consegue che in concreto – dovendo sussistere entrambe le condizioni per l’operatività dell’esclusione – la sanatoria delle opere realizzate su aree vincolate è consentita solo in due ipotesi, che operano disgiuntamente: e quindi nel caso che la realizzazione delle opere abusive sia avvenuta prima dell’imposizione dei vincoli; ovvero nel caso che le opere oggetto di sanatoria, benché non assentite o difformi dal titolo abilitativo, risultino comunque conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.

La giurisprudenza ha  affermato che la novità sostanziale della previsione dell’art. 32 comma 27, d.l. n. 269 del 2003, rispetto agli altri interventi normativi di sanatoria eccezionale, è costituita proprio dall’inserimento del requisito della conformità urbanistica all’interno della fattispecie del condono edilizio,  dando vita in tal modo ad un meccanismo di sanatoria simile  all’istituto dell’accertamento di conformità ex art. 36, d.P.R. n. 380 del 2001, piuttosto che ai meccanismi previsti dai due precedenti  condoni edilizi; ciò in quanto oltre alla compatibilità con il vincolo paesaggistico sarà necessaria altresì la compatibilità con gli strumenti urbanistici. (cfr. T.A.R. sez. VII Napoli , Campania, 14/10/2013, n. 4586). Tuttavia, sussiste qualche minoritario indirizzo interpretativo in senso contrario. V. ad esempio, la sentenza della Corte Cost., 11 ottobre 2012, n. 225;

Conclude, correttamente, il Tar  Lazio  che trattandosi di aree sottoposte a vincolo, sono suscettibili di sanatoria i soli abusi minori, di cui ai punti 4, 5 e 6 dell’allegato 1 della l. 326/2003 (risanamento conservativo e manutenzione straordinaria). Le opere abusivamente realizzate nel caso di specie, invece, sono di tutta evidenza insanabili, in quanto consistenti in una nuova edificazione di un manufatto edilizio.

Giulio Pipelnino

Condividi.

Informazioni sull'autore

Invia una risposta