Una vincitrice di concorso (prima in graduatoria) per il posto di responsabile dell’area amministrativa, a dispetto dell’approvazione formale della graduatoria, non veniva assunta né immessa in servizio.

Di fronte  a questo atteggiamento, promuoveva ricorso innanzi al Tar, che –già nel 2006- accoglieva il ricorso, annullando gli atti adottati dal Comune per impedire l’assunzione della ricorrente.

Non rassegnandosi all’evidenza di questo atteggiamento illecito, promuoveva una nuova azione dinnanzi al Tar, chiedendo che il Comune resistente venisse condannato al risarcimento del danno subito, a causa della mancata assunzione.

Ammessa la giurisdizione del G.A., in forza del principio secondo cui sono attribuite alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo le controversie relative ad atti, provvedimenti o omissioni delle pubbliche amministrazioni, comprese quelle relative al risarcimento del danno pure se introdotte in via autonoma, il Tar tratteneva la causa in decisione ed esitava (Tar Abruzzo, sezione I, sentenza n°510/2014) la decisione sulla spettanza del risarcimento del danno.

 

“Secondo il pacifico orientamento giurisprudenziale, qualora il giudice amministrativo abbia dichiarato l’illegittimità della mancata costituzione del rapporto di lavoro pubblico in capo ad un determinato soggetto, è fatta salva la possibilità di esperire l’azione per il risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c., pur dovendosi negare la reintegrazione economica del dipendente assunto con ritardo o non assunto (cfr. ex multis, Consiglio di Stato, Sezione VI, 26.11.2008 n. 826 e 29.10.2008 n. 5413). In sede di quantificazione per equivalente del danno, nel caso di omessa o ritardata assunzione, esso non si identifica in astratto nella mancata erogazione della retribuzione e della contribuzione, elementi che rilevano sotto il profilo della responsabilità contrattuale. Al contrario occorre, caso per caso, indicare e dimostrare l’entità dei pregiudizi di tipo patrimoniale e non patrimoniale che trovino causa nella condotta del datore di lavoro che si qualifica come illecita (cfr. Corte di Cassazione, SS.UU., 14 dicembre 2007 n. 62282). Difatti, per il periodo di mancata assunzione, il soggetto non ha dovuto impegnare le proprie energie lavorative nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione, ma ha potuto rivolgerle alla cura d’ogni altro interesse, sia sul piano lavorativo che del perfezionamento culturale e professionale, anche in relazione alla particolare tipologia di impiego cui aspira (cfr. la già citata sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, 29 ottobre 2008 n. 5413). Come evidenziato in giurisprudenza, la piena reintegrazione del patrimonio è ammissibile solo in caso di illegittima interruzione di un rapporto di lavoro già in essere, ma non anche nel caso di illegittimo ritardo nella costituzione del rapporto di impiego stesso (Consiglio di Stato, Sezione V, n. 5174/2002)”.

Pertanto, in applicazione del combinato disposto degli artt. 2056, commi primo e secondo, e 1226 c.c., il danno sofferto va determinato equitativamente in una somma pari al 50% delle retribuzioni non percepite e del valore delle contribuzioni previdenziali”.

Riconosciuti, così, al vincitore cui era stato ingiustamente conculcato il diritto al posto di lavoro, la somma di Euro137.308,14, oltre interessi legali sulla somma originaria rivalutata anno per anno.

 Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

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