Irrilevante è, la circostanza che gli originari atti di provenienza qualifichino la strada come di proprietà privata, atteso che, al fine della sussistenza di un uso pubblico, non è necessaria la proprietà pubblica, essendo sufficiente la costituzione di una servitù di uso pubblico sulla stessa derivante dal protrarsi dell’utilizzo della via da parte di un numero indeterminato di persone da tempo immemore.

Con questo principio, il Consiglio di Stato (Sez. V, Sent., 30-04-2014, n. 2269) ha confermato che l’Amministrazione comunale ha operato legittimamente quando ha paralizzato l’iniziativa del proprietario di una strada accedente su strada pubblica finalizzata al posizionamento di un cancello di ingresso a tale strada, in barba all’interesse di altri concittadini interessati, da sempre, al libero transito nella predetta strada privata.

 

Come è noto, con riguardo alla verifica della connotazione di “strada pubblica” di una via del territorio comunale, sono fattori indicativi dell’uso pubblico: la concreta idoneità della strada a soddisfare, anche per il collegamento con la via pubblica, esigenze di interesse generale; la presenza di un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, implicante l’inserimento della strada nella rete viaria cittadina, ovvero identificabile nella protrazione dell’uso stesso da tempo immemorabile; l’iscrizione di una strada nell’elenco delle vie pubbliche o gravate da uso pubblico, iscrizione che non ha natura costitutiva e portata assoluta, ma riveste funzione puramente dichiarativa della pretesa della p.a., ponendo una semplice presunzione di pubblicità dell’uso, superabile con la prova contraria della natura della strada e dell’inesistenza di un diritto di godimento da parte della collettività (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 8 ottobre 2013, n. 4952).

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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