Certo non è elementare, per gli addetti ai lavori, orientarsi in materia di riparto di giurisdizione, quando la materia di riferimento sia costituita da “edilizia ed urbanistica”.

Senza riepilogare il complesso e dibattuto rapporto tra le norme processuali (CPA e D.Lgs. 150/2011) sono gli stessi giudici amministrativi che confondono le idee, talvolta trattenendo la giurisdizione ad ogni costo, pur ammettendo l’applicabilità della L.689/1981 alle sanzioni amministrative in materia edilizia, altre volte declinandole in favore dei Giudice Ordinario.

Il caso, da ultimo qui evidenziato, anche grazie alla amicale e sempre attenta segnalazione dell’Amico Gaetano Alborino, lo cogliamo i due distinte sentenze del TAR pugliese.

Le sanzioni gravate nei ricorsi cui afferiscono le sentenze (TAR Puglia, Sezione Terza, 9 marzo 2017, nr. 225 – Sezione Terza, 10 aprile 2017, nr. 380) che declinano la giurisdizione in favore del giudice ordinario riguardano le sanzioni pecuniarie previste dalla L.R. Puglia n°56/1980 (art. 47) inerenti l’uso dell’immobile in difetto della declaratoria di agibilità.

In questo caso la sezione III del TAR barese, arriva a conclusioni opposte rispetto a quelle cui sono arrivate gli omologhi giudici campani (TAR della Campania -Sez. III- con Sentenza del 31-10-2016, n. 501) dichiara la giurisidizone del G.O. sulla scorta delle seguenti motivazioni:

“La fattispecie portata all’esame del Collegio, infatti, ha ad oggetto l’impugnativa di una sanzione amministrativa con cui è stato ingiunto al ricorrente il pagamento di una somma di danaro in relazione a violazioni di carattere edilizio. Essa rientra a pieno titolo, tra le ipotesi in cui, pur avendo gli atti amministrativi impugnati un collegamento con la materia edilizia, la relativa giurisdizione è devoluta al Giudice Ordinario, in quanto la sanzione amministrativa impugnata interferisce direttamente su un diritto soggettivo perfetto del ricorrente, che è in definitiva il diritto a non vedersi depauperare il patrimonio in forza di provvedimenti amministrativi non sorretti da una effettiva causale. Occorre rilevare, in proposito, che nella emissione della ingiunzione di pagamento non vi è esercizio di discrezionalità, costituendo essa un atto dovuto, conseguente all’accertamento dell’illecito amministrativo, potendosi al più ravvisare l’esercizio di discrezionalità nella quantificazione della sanzione non determinata dalla legge in misura fissa. Tuttavia, anche l’impugnazione di una ordinanza –ingiunzione si traduce sempre nella contestazione di non dover pagare, in tutto o in parte, una somma di danaro, e per tale ragione finisce sempre per incidere su un diritto soggettivo perfetto (Cfr. in tal senso T.A.R. Puglia Bari, Sez. III, sent. n. 2019 del 3 settembre 2008)”. A ciò si aggiunga quanto sostenuto dalla giurisprudenza condivisa dal Collegio, secondo cui “Le norme sancite dagli artt. 22, co. 1, e 22 bis, l. n. 689 del 1981 (quest’ultima disposizione ora abrogata e sostituita dall’art. 6, d.lgs. n. 150 del 2011, inapplicabile ratione temporis ai sensi dell’art. 36 del medesimo decreto), affidano al giudice ordinario la cognizione sulle controversie aventi ad oggetto sanzioni amministrative e, nel ripartire la competenza tra giudice di pace e tribunale per le opposizioni alle inflitte sanzioni, confermano l’attribuzione dell’intera «materia» delle sanzioni amministrative alla giurisdizione <<piena>> del giudice ordinario (potendo annullare o riformare l’atto sanzionatorio), salvo diversa e specifica previsione di legge e, in particolare, quanto previsto dall’art. 133 c.p.a. che non include, nel suo tassativo catalogo, le controversie come quella oggetto del presente giudizio; in quest’ottica è sufficiente rilevare, per completezza, che l’art. 296 d.lgs. n. 152 del 2006 cit. –Controlli e sanzioni – nel richiamare espressamente la l. n. 689 del 1981, si colloca nell’alveo della su esposta impostazione sistematica”. (Cons. Stato, Sez. V, sent. 3787 del 27.06.2012)”. In relazione all’impugnazione dell’ingiunzione di pagamento della sanzione amministrativa deve, pertanto, essere dichiarato il difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo in favore del Giudice ordinario presso il quale la controversia potrà essere riproposta nel termine di legge (art. 11 c.p.a.), fatte salve le eventuali decadenze e preclusioni intervenute”.

Forse questa evidente condizione di contrasto ermeneutico ha un senso, ma per vero, sarebbe bene che sulla vicenda si arrivasse ad un’unità di visione.

Condividi.

Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

Invia una risposta