Il gestore di un bar, aveva realizzato –abusivamente- sul cortile retrostante il proprio locale commerciale, una copertura costituita da tre teloni plastificati poggianti su due strutture di ferro imbullonate al suolo, per offrire ai clienti riparo dal sole e dalla pioggia. Il Comune ordinava la rimozione di tali strutture, ritenendo necessario il permesso di costruire di cui il predetto gestore non era munito. In particolare tali manufatti –secondo il Comune- non avrebbero avuto carattere transitorio o precario, di modo che esse sarebbero qualificabili alla stregua di nuove costruzioni.

Derivava dal narrato fatto, ricorso al T.A.R. Molise (Campobasso Sez. I) che con Sentenza del 04-12-2015, n. 459, accoglieva il ricorso.

Il Collegio rileva che in giurisprudenza possono registrarsi tre diverse posizioni sull’argomento in esame:

  • Secondo un primo orientamento, si tratterebbe di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiederebbe, in quanto tale, alcun titolo concessorio (TAR Lombardia Milano, sez. III, 31 luglio 2006, n. 1890).
  • Secondo un’opposta opinione, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del Permesso di costruire (TAR Basilicata, sez. I, 27 giugno 2008, n. 337).
  • Secondo, infine, una posizione intermedia, l’istallazione di tende da sole rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380 del 2001.

Così il T.A.R. molisano aderisce a questa terza posizione e statuisce che: “le tende solari, pur alterando lo stato dei luoghi nei quali vengono installate (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio, in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia (così: TAR Molise, sez I, 4 maggio 2015, n. 181; TAR Molise, sez. I, 31 gennaio 2014, n. 66)… Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, l’intervento edilizio costituito dall’installazione di due strutture in ferro di supporto ad un tendaggio di copertura predisposto al fine di offrire riparo dal sole o dalla pioggia agli avventori del locale esercito dalla ricorrente rientrino nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria sottratte, quindi, al regime del Permesso di costruire (cfr.: TAR Molise 181/2015, cit.; TAR Campania, Napoli Sez. IV, 12 ottobre 2011, n. 5324; TAR Campania, Napoli Sez. IV, 16 dicembre 2011, 5919)”.

La sentenza continua:

“Tali strutture, al più, sono assoggettate al regime semplificato della d.i.a. (ora s.c.i.a.), la cui inosservanza comporta l’irrogazione di una sanzione pecuniaria, ai sensi dell’art. 37, co. 1, del Testo unico dell’edilizia, di cui al D.P.R. n. 380 del 2001 (cfr: TAR Molise 31 gennaio 2014, n. 66)”.

Trattandosi d’illecito a natura permanente, credo che ci sia il tempo per andare a “verbalizzare e contestare” l’illecito al vittorioso gestore di bar che pur ha commesso un abuso edilizio e che, quindi merita una punizione, sebbene solo pecuniaria ed in via amministrativa.

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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