La sentenza n°107 del 4 febbraio 2015, emessa dalla sezione centrale di appello della Corte dei conti, più che essere rilevante in punto di diritto è di interesse per la rilevanza istituzionale dell’attore (se volete sapere di chi si tratta, leggete fino in fondo).

Questi, in primo grado condannato dalla sezione regionale della Toscana a rifondere pagamento di € 14.535,12 in favore dell’Erario, ha proposto appello. 

Il collegio, andando al merito della questione ha riassunti, in questi termini l’imputazione che risiede nella circostanza che appellante “non avrebbe applicato e rispettato i criteri generali dell’azione amministrativa e di avere consentito, malgrado l’evidente irrazionalità, che venisse retribuito con il trattamento normalmente previsto per il personale laureato, personale non solo privo di laurea ma anche sfornito di un valido percorso sostitutivo”.

I provvedimenti “incriminati” erano stati assunti anche sulla scorta di quattro pareri di regolarità tecnica e amministrativa ed i contratti relativi venivano stipulati dal dirigente dell’area gestione risorse umane. In ragione di ciò (secondo i giudici di appello) non può non considerarsi il fatto che l’istruttoria amministrativa, abbia sottoposto all’organo politico una documentazione corredata da sufficienti, apparenti garanzie tanto da indurre ad una valutazione generale di legittimità dei provvedimenti in fase di perfezionamento. “In ciò, invero, pur non ricorrendo gli estremi della cosiddetta “esimente politica”, questo Collegio ritiene di poter rilevare l’assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione da parte di un “non addetto ai lavori”. Sulla base di queste motivazioni, questo Collegio ritiene dunque di poter escludere la sussistenza della responsabilità amministrativa in capo al sig. Matteo Renzi per insussistenza dell’elemento psicologico”.

Acquisito l’esito del giudizio, spersonalizzata la pronuncia dalla peculiare rilevanza pubblica dell’attore che l’ha animata, restano da trarre alcune conclusioni generali: chi svolge il ruolo di funzionario istruttore deve essere particolarmente rigoroso nel non cedere ad alcuna pressione politica, laddove chiamato ad esprimere un parere di regolarità tecnica. Oggi, peraltro, il D.P.R.62/2013 consente/obbliga (al)l’astensione, laddove ci sia una lesione della imparzialità determinata dalla sussistenza di pressioni “politiche o sindacali”. La responsabilità per “pareri” comincia a diventare più seria della responsabilità per “voleri” e su questo occorre riflettere.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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