Quell’insolita sensazione di inadeguatezza che si prova quando un amico se ne va…

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Quell’insolita sensazione di inadeguatezza che si prova quando un amico se ne va…

Solo la morte ci restituisce quel sano momento di riflessione sul senso della vita e sulla vacuità delle cose che ci appassionano, ci stressano, ci mettono in competizione, ci amareggiano, ci rendono soddisfatti se non addirittura momentaneamente felici.

Venerdì mattina sono stato svegliato dal trillo discreto di un messaggio che mi informava della morte di un amico ed ancora oggi, la mente ritorna a quel momento; momento nel quale, come con una pellicola fatta scorrere velocemente, nel cervello si proiettano immagini, parole e scene di una vita vissuta rimasta nei meandri della memoria che si accompagnano ad un sottotitolo atroce: “non avremo altre emozioni da vivere insieme”.

Non posso dire di essere stato uno dei migliori amici di Nicola Cicolecchia, forse la distanza anagrafica o quella dei tanti chilometri che separavano le nostre residenze hanno impedito frequentazioni più assidue; tuttavia Nicola rimane nel cuore di quelli che lo hanno conosciuto e quindi anche nel mio.

In questi giorni leggo pensieri affettuosi di alcuni altri amici -che come me erano fisicamente lontani da lui- e trovo la conferma del fatto che il suo essere discreto era manifestazione di saggia intelligenza, accompagnata dalla veracità della passione per le persone a cui voleva bene. Mai ho percepito in Nicola livore o rabbia gratuita verso alcuno; solo senso del giusto. Quando vedeva ingiustamente colpiti i familiari e gli amici era lì, sempre presente, senza la minima incertezza e con la massima determinazione (sempre presente!). Non voglio però cedere alla tentazione di allargarmi nel descrivere le qualità di quest’amico; rischierei di scrivere troppo o troppo poco e forse affaticherei o deluderei chi legge. Mi piace pensare che gli Uomini, quando lasciano questa vita, continuano a vivere nel ricordo di ciascuno di noi molto meglio che nel ricordo collettivo; il ricordo, come il dolore per la perdita, sono una dimensione intima dell’essere e quindi –per tale- non mi piace esteriorizzarli.

Come me, gli altri soci P.A.sSiamo che lo hanno conosciuto ed apprezzato, hanno ritenuto di dover lasciare questo segno di stima e di apprezzamento, virtualmente abbracciando la moglie Maria ed i figli ed aspettando il momento di ritrovarci con quelli che lo hanno amato (qui penso a tanti amici e per essi cito solo Franco Delvino a cui devo il merito di avermi fatto conoscere Nicola Cicolecchia), per raccontare quegli aneddoti che ce lo faranno rivedere tra noi, almeno intorno ad una tavola di sorrisi; sorrisi che saranno resi tristi solo dal pensiero che con Nicola non avremo altre avventure da aggiungere, come se si trattasse di frecce, nella faretra dei ricordi che ci racconteremo quando saremo ancora più vecchi.

Ciao Nicola!

Ci piace questa foto, sorridente e felice, come vogliamo ricordarlo.

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