Ancora sull’abuso del termine nell’accertamento della violazione.

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Come sappiamo, in tema di sanzioni amministrative, quanto al termine dell’accertamento, regna questa sacrosanta opinione giurisprudenziale:

In tema di sanzioni amministrative, qualora non sia avvenuta la contestazione immediata della violazione, il momento dell’accertamento, in relazione al quale collocare il “dies a quo” del termine di cui all’art. 14 della L. 24 novembre 1981 n. 689 per la notifica degli estremi di tale violazione, non coincide con quello in cui viene acquisito il fatto nella sua materialità, ma va individuato nel momento in cui siano stati acquisiti e valutati tutti i dati indispensabili ai fini della verifica dell’esistenza della violazione segnalata, ovvero in quello in cui il tempo decorso non risulti ulteriormente giustificato dalla necessità di tale acquisizione e valutazione. Il “dies quo” del termine di 90 giorni va, quindi, individuato essenzialmente tenendo conto del tempo minimo ragionevolmente necessario per acquisire gli elementi fondamentali della violazione”.

Sappiamo anche “massime” di questo tipo non devon trarre in errore gli accertatori pigri, prova ne è il fatto che, come previsto dal principio stesso, il giudice di merito valuta con attenzione come si siano spesi i 90 giorni previsti dal’art. 14 della L.689/1981.

Leggiamo quindi cosa ci dice la Corte di appello di Roma proprio con riguardo a questo “merito”:

Il dies quo del termine di 90 giorni va quindi individuato essenzialmente tenendo conto del tempo minimo ragionevolmente necessario per acquisire gli elementi fondamentali della violazione, come stabilito dalla Corte di Cassazione, e tenendo conto della esigenza fondamentale rilevata dalle Sezioni Unite (Cass. Sez. Un. n. 5395/2007) del “fondamentale principio sancito dalla norma che impone di contestare l’infrazione, quando non è possibile farlo immediatamente, entro un preciso termine di decadenza, decorrente dall’accertamento: norma che ha la funzione di consentire la piena esplicazione delle possibilità di difesa, anche in sede giudiziale, da parte dell’interessato: possibilità che potrebbero risultare menomate dopo un lasso di tempo eccessivo. Si verte dunque in tema di tutela di un diritto di cui è costituzionalmente sancita l’inviolabilità, a fronte del quale deve necessariamente cedere il contrapposto interesse pubblico all’esercizio della potestà sanzionatoria, che non sia rispettoso dei tempi stabiliti a garanzia del privato. I ritardi che eventualmente derivino dalla distinzione tra gli organi di indagine e di valutazione, per disfunzioni burocratiche o per artificiosa protrazione nello svolgimento dei compiti rispettivamente loro affidati, non possono andare a scapito del diritto a ricevere una tempestiva contestazione della violazione” (Corte d’Appello (Roma, Sez. 1) Sent. 4 marzo 2021 n. 1657).
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Quindi: I ritardi che eventualmente derivino dalla distinzione tra gli organi di indagine e di valutazione, per disfunzioni burocratiche o per artificiosa protrazione nello svolgimento dei compiti rispettivamente loro affidati, non possono andare a scapito del diritto a ricevere una tempestiva contestazione della violazione.

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