Può essere revocato il decreto di nomina di Agente di Pubblica Sicurezza sulla scorta di comportamenti aggressivi incompatibili con il profilo professionale di Agente di Polizia Municipale, manifestando altresì comportamenti autolesivi ?

O meglio ancora, la procedura di revoca, così come quella di concessione, deve essere sorretta da solide motivazioni e dal rispetto della rigida procedura prevista ?

Come noto l’art. 5 della legge n. 65 del 1986, prevede che il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza ai sensi dell’articolo 3 della presente legge e, di conseguenza, a tal fine il prefetto conferisce al suddetto personale, previa comunicazione del sindaco, la qualità di agente di pubblica sicurezza, dopo aver accertato il possesso dei seguenti requisiti: a) godimento dei diritti civili e politici; b) non aver subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misura di prevenzione; c) non essere stato espulso dalle Forze armate o dai Corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici. Questo per quanto concerne il decreto di nomina.

Invece per la revoca della qualifica (art. 5 comma 3 L. 65/86) il prefetto, sentito il sindaco, dichiara la perdita della qualità di agente di pubblica sicurezza qualora accerti il venir meno di alcuno dei suddetti requisiti.

Tar Emilia Romagna, Bologna, sez. I, 09/04/2015, n. 348 ha fatto chiarezza sulla questione.

Preliminarmente corre l’obbligo segnalare che la questione viene in rilievo perché il Comandante del Corpo, in una propria nota inviata alla Prefettura, chiede revocarsi la qualifica di agente di pubblica sicurezza ad un Agente di Polizia Municipale in quanto la stessa poneva in essere comportamenti aggressivi incompatibili con il profilo professionale, manifestando la volontà di mettere in atto comportamenti autolesivi.

Ora, senza entrare nel merito sulla necessità e proporzionalità delle conclusioni cui giunge il Comandante del Corpo di Polizia Municipale, gli atteggiamenti aggressivi e gli ipotetici comportamenti autolesivi possono essere presi in considerazione per revocare la qualifica di agente di pubblica sicurezza, atteso il fatto che l’attività in questione presuppone l’uso di armi e di contatti con l’utenza che, sovente, non è propensa ai rapporti interpersonali ?

Invece, come la giurisprudenza ha avuto già modo di rilevare, l’attribuzione e la revoca delle funzioni di «agente di pubblica sicurezza» costituiscono atti vincolati, da assumersi in presenza delle ipotesi tassativamente indicate dalla legge, sicché l’elencazione dei requisiti per il conferimento di tale qualità deve considerarsi esaustiva, ovvero insuscettibile di integrazione da parte dell’Autorità procedente, e allo stesso modo la rimozione dalle relative funzioni presuppone il venir meno di quegli stessi, tipici, requisiti.

Pertanto solo il venir meno dei diritti civili e politici, aver subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misura di prevenzione e essere stato espulso dalle Forze armate o dai Corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici, costituiscono ipotesi tassative e, di conseguenza, la segnalazione dell’aggressività o dei comportamenti autolesivi non possono integrarne gli estremi.

Alla luce dei richiamati principi, appare illegittimo il decreto di revoca per essere stato adottato senza il concorrere delle condizioni di legge. Il Collegio si spinge oltre, affermando che i fatti richiamati nella nota del Comandante potrebbero al più dare luogo, ove ne sussistessero i presupposti, ad un provvedimento inibitorio del porto d’armi, visto che lo stesso può anche essere non concesso all’agente di polizia municipale per scelta del consiglio comunale e, di conseguenza, non essere consentito in favore di un soggetto appartenente alla polizia municipale e ciò per decisione del Prefetto, autorità deputata all’emissione del provvedimento.

Che dire. Vero è che la revoca del decreto di conferimento della qualifica di agente di p.s. deve avvenire nel rispetto dei rigidi requisiti richiesti dalla legge, ma è altrettanto vero che nei casi riferiti può essere sufficiente (anche alla luce dei recentissimi fatti di Milano) la revoca del cd porto d’armi senza licenza per evitare situazioni di imbarazzo per la lavoratrice, prima, e per il Corpo di Polizia Municipale, poi ?

Michele Orlando

Michele: Collaboratore Passiamo 

P.A.sSIAMO

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