Non avevamo alcun dubbio, invero, in ordine alla circostanza che non occorresse alcuna autorizzazione preventiva della prefettura, affinché il personale dei Corpi e dei Servizi di Polizia Municipale potessero accertare il superamento dei limiti di velocità mediante postazioni mobili; la normativa e la giurisprudenza non offrivano -difatti- molti margini per una interpretazione difforme da tale conclusione. Tuttavia, probabilmente a causa del consueto clamore sociale che la materia suscita, qualche prefettura “interventista” si era arrogata la pretesa di dover previamente autorizzare tale attività.

Non si entra nel merito del caso concreto, ma si rende palese che tale metodo (improntato dalle predette prefetture) vada censurato!

Un Comune, non piegato dalla pretesa prefettizia, si è rivolto al MIT per conoscere un suo autorevole parere sulla questione.

La risposta data dal Ministero delle Infrastrutture (direzione generale Sicurezza stradale, protocollo n. 243) ha ribadito che l’assenso della Prefettura è necessario esclusivamente per le postazioni automatiche che s’intende installare sulla “viabilità ordinaria” (nei termini dell’articolo 4 della legge 168/2002 cui si rinvia per dettagli tecnici). Invece, per i servizi effettuati con pattuglie a bordo strada, l’organo di polizia locale deve solo rispettare l’obbligo di operare nell’ambito del proprio territorio di competenza (oltre, ovviamente, all’obbligo di presegnalazione e di visibilità). Il dicastero aggiunge solo che alla Prefettura compete un ruolo di coordinamento e rappresenta che “i prefetti non possono impedire l’effettuazione dei servizi di controllo effettuati non in automatico ma con la presenza di agenti”.

Il tutto, soggiunge chi qui sta scrivendo, fermo restando il rispetto più ferreo delle condizioni legali di accertamento delle violazioni con strumenti automatici imposti dalla normativa vigente, anche extra codicistica.

 

Pino Napolitano

P.AsSiamo

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