Il T.A.R. Lombardia (Milano Sez. IV, 18/04/2011, n. 986) ci rammenta che il Sindaco, titolare dei poteri in materia di ordinanze contingibili ed urgenti, ha la facoltà di emanare provvedimenti che impongano al proprietario una serie di interventi volti all’eliminazione degli inconvenienti sanitari scaturiti dalle deiezioni dei piccioni stazionanti in gran numero sull’immobile di sua proprietà. Infatti i proprietari degli immobili debbono provvedere alla loro manutenzione anche per evitare pericoli all’incolumità e alla salute pubblica; in virtù di tale obbligo devono garantire che non si creino situazioni che mettano a repentaglio la salute pubblica quali quelle che si verifichino quando uno stabile in evidente stato di incuria diventi l’abituale dimora di piccioni che vi depositano le loro deiezioni, giacché l”accumulo delle stesse, oltre ad otturare gronde, può divenire causa di creazione di focolai di agenti patogeni e di parassiti.

Tuttavia, sul piano civilistico, il Tribunale di Aosta (Trib. Aosta, 14/07/2010) rappresenta che: “Il Condominio non incorre in responsabilità ai sensi e per gli effetti del disposto di cui all’art. 2043 c.c. per i danni derivanti al condomino dalla presenza di piccioni e, specificamente, dagli escrementi degli stessi sulla proprietà del condomino medesimo, determinanti conseguenze oltre che sul decoro dei luoghi, anche sul piano della salute delle persone. In ipotesi siffatte, invero, qualora, come nel caso concreto, posizionati da parte del Condominio specifici offendicula (quali i pali para piccioni), non può fondatamente rilevarsi alcuna condotta colposa idonea a dar luogo ad una ipotesi risarcitoria ex art. 2043 c.c., in quanto il medesimo, oltre che posizionare appositi dissuasori, tecnicamente altro non può fare per impedire molestie provenienti dall’esterno ed al di fuori della propria sfera di controllo”.

Se poi a cibarsi della pastura predisposta da alcuni condomini per i piccioni o per i gatti, siano i ratti, il tema si complica: il condomino si difende con mezzi “meta- giuridici” contro la lasciva tendenza delle persone che –sensibili alla cura di alcuni animali- involontariamente alimentino la proliferazione di altri animali pestiferi (leggere con attenzione l’immagini qui in alto).

In disparte la “nota di colore” di stampo comico, sotteso a questo breve scritto, v’è da dire che alcuni giudici hanno trattato insieme il tema dei “topi e dei piccioni”.

“La popolazione di piccioni stanziale nelle città, seppure trovi nella convivenza con l’uomo una condizione di sopravvivenza assai favorevole (ma è così anche per i  topi e le blatte) ed in alcuni casi gratificante anche per l’essere umano, non per questo deve dirsi addomesticata, laddove l’aggettivo domestico, per converso, si riferisce ad una reale privazione della possibilità di allontanamento, per una ragione, forse più concettuale che concreta, che trova fondamento nell’abitudine alla convivenza privata dell’uomo e dell’animale (nel caso di specie si è statuito che il Comune non può essere ritenuto responsabile per il danno cagionato da un “piccione cittadino” ad un privato trattandosi di animale non domestico appartenente alla fauna selvatica italiana” (Trib. Perugia, 12/01/2001).

L’occasione è stata comunque propizia per leggere tre interessanti sentenze.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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