“Pantouflage”,
MA CHE E’?

Null’altro che la moda italiana di copiare espressioni straniere per esprimere concetti nazionali: come ci dice il dizionario Garzanti della Lingua italiana, dicesi “pantouflage” il “passaggio di alti funzionari statali a ditte private”.

Questa pratica è stata limitata con la Legge 190/2012 che, con una modifica all’articolo 53 del D.lgs 165/2001 (inserendo il comma 16 ter) , dispone: I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attivita’ lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attivita’ della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed e’ fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti”.

Una norma che continua a destare perplessità, dato che, in costanza di questo mese di marzo, l’ANAC ha dettato un interessante parere orientativo in materia.

Il parere (che qui si allega) 18/02/2015 AG/08/2015/AC, in sostanza specifica che che detta normativa «mira a ridurre il rischio di situazioni di corruzione connesse all’impiego del dipendente successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro. Si intende, dunque, evitare che, durante il periodo di servizio, il dipendente stesso possa precostituirsi delle situazioni lavorative vantaggiose sfruttando la sua posizione e il suo potere all’interno dell’amministrazione per ottenere un lavoro presso il soggetto privato in cui entra in contatto». La norma  è rivolta ai dipendenti nel senso più ampio del termine, tale da ricomprendere anche i soggetti legati alla P.A. da un rapporto di lavoro a tempo determinato o autonomo.

Insomma, si cerca di bloccare la pratica della preparazione al futuro di pensionati illustri che, già condannati a godersi la pensione dal divieto di ricevere incarichi retribuiti dalle P.A. dopo la data di giubilazione, sono deprivati della facoltà di lavorare per i privati, quando ci sia il sospetto della precostituzione del rapporto di lavoro dell’immarciscibile vecchietto.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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