Il recente Decreto Sicurezza, decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, nella legge 1 dicembre 2018, n. 132, ha apportato modifiche anche al decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66, recante “Norme per assicurare la libera circolazione sulle strade ferrate ed ordinarie e la libera navigazione”.

In particolare, tale norma, come modificata dal Decreto Sicurezza, punisce, all’articolo 1, chiunque al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, depone o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ordinaria o ferrata o comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata, ad eccezione dei casi previsti dall’articolo 1-bis.

Il nuovo articolo 1-bis, come sostituito dal Decreto Sicurezza, prevede che:

Chiunque impedisce la libera circolazione su strada ordinaria, ostruendo la stessa con il proprio corpo, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 4.000. La medesima sanzione si applica ai promotori ed agli organizzatori”.

In riferimento alla suddetta normativa, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 8 novembre 2018, n. 50538, ha statuito il principio generale secondo cui l’illecito amministrativo previsto dall’articolo 20, codice della strada, che sanziona l’occupazione non autorizzata della sede stradale, non esclude la configurabilità del delitto di cui all’articolo 633, codice penale, trattandosi di norme che agiscono su piani diversi, essendo poste la prima a tutela della sicurezza della circolazione stradale, l’altra a difesa del patrimonio .

Il caso riguarda, in particolare, un soggetto condannato dalla Corte di Appello in relazione al reato di cui all’articolo 63, codice penale, per avere senza autorizzazione collocato due cartelloni pubblicitari senza il permesso dell’autorità comunale.

La situazione rientra nella fattispecie disciplinata dall’articolo 23, codice della strada: l’illecito amministrativo di cui all’articolo 23, codice della strada, ha certamente diversità di bene giuridico protetto, la circolazione stradale, rispetto a quello tutelato dall’articolo 633, codice penale, che viceversa tutela la proprietà immobiliare anche pubblica.

Appare pertanto evidente che chi abbia con la propria condotta invaso un pubblico spazio arrecando anche pericolo o pregiudizio alla cartellonistica stradale dovrà rispondere sia del reato di cui all’articolo 633, codice penale, che dell’illecito amministrativo di cui all’articolo 23, codice della strada.

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Informazioni sull'autore

Marco Massavelli

Ufficiale Settore Operativo Polizia Municipale Rivoli (TO)) docente scuola Polizia Locale – Regione Piemonte nelle seguenti materie:  Diritto della circolazione stradale  Infortunistica stradale  Contraffazione documenti

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