Obbligazioni solidali e responsabilità del pubblicizzato.

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Obbligazioni solidali e responsabilità del pubblicizzato.

Se è chiaro che –con riguardo al Codice della Strada, ai sensi dell’art. 23- il pubblicizzato è tenuto al pagamento della sanzione pecuniaria, indipendentemente dall’identificazione del trasgressore e dalla prova del legame tra questi ed il pubblicizzato, ancora ondivaga è stata la giurisprudenza in tema di sanzione prevista dai regolamenti comunali ai sensi del D.Lgs 507/1993.

A mio modesto avviso non ci sono molti dubbi in ordine alla circostanza che la responsabilità a carico del pubblicizzato debba riconoscersi; anche i magistrati, nel corso degli anni, sono arrivati spesso alla medesima conclusione, non potendo credere alla favola del “tifoso” che appiccica manifesti a sostegno dell’ignara azienda o dell’ignaro politico di turno.

Sta di fatto che, nei prossimi mesi, in Cassazione si disputeranno moltissime questioni su quest’argomento, al fine di stabilire se –nel conflitto di opinioni apertosi presso la Suprema Corte sul punto- debba prevalere l’approccio garantista o quello rigorista.

In alcune decine di ordinanze interlocutorie (es.: Cass. civ. Sez. II, Ord., 05-10-2020, n. 21268) si legge:

Il Collegio rileva che sulle questioni sollevate dal ricorso questa Corte ha già avuto modo di pronunciarsi con esiti non perfettamente sovrapponibili. Nella sentenza n. 3630/04 si è infatti affermato che “Il sindacato, a favore del quale si sia realizzata, ad opera di suoi aderenti rimasti ignoti, l’affissione di manifesti pubblicitari senza le necessarie autorizzazioni, la preventiva dichiarazione delle affissioni e il pagamento dei diritti e imposte dovute, è tenuto in solido, pur in mancanza di un proprio specifico intento trasgressivo, a pagare le sanzioni amministrative di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 24 a meno che non provi che la condotta illegittima degli autori materiali della violazione si sia avuta in contrasto con particolari sue azioni positive, idonee a ostacolarla o impedirla”. Per contro nella successiva sentenza n. 13770/09 si è affermato che “In tema di sanzioni amministrative emesse, ai sensi del D.Lgs. n. 15 novembre 1993, n. 507, art. 24 per l’affissione di manifesti contenenti messaggi pubblicitari senza la prescritta autorizzazione, la responsabilità solidale della persona giuridica, o dell’ente privo di personalità giuridica – nel caso di violazione commessa dal rappresentante o dal dipendente degli enti medesimi, nell’esercizio delle proprie funzioni o incombenze – consente di includere nell’ambito applicativo della norma non soltanto i soggetti legati alla persona giuridica o all’ente da un formale rapporto organico, ovvero da un rapporto di lavoro subordinato, ma anche tutti i casi in cui i rapporti siano caratterizzati in termini di affidamento (inteso come materiale consegna all’autore della violazione del materiale pubblicitario) o di avvalimento (inteso come attività di cui il committente profitta); ciò tuttavia, a condizione che l’attività pubblicitaria sia comprovatamente riconducibile all’iniziativa del beneficiario quale committente o autore del messaggio pubblicitario o che sia documentato il rapporto tra autore della trasgressione ed ente o persona giuridica opponente, restando comunque escluso che il beneficiario del messaggio pubblicitario sia solidalmente responsabile della violazione per il solo fatto di averne potuto trarre giovamento”. Tra tali due arresti – di cui si sono trascritte le massime ufficiali appare emergere un orientamento divergente in tema di distribuzione dell’onere probatorio, giacchè la pronuncia del 2004 sembra configurare una presunzione di responsabilità del beneficiario della pubblicità (in quella fattispecie, un’associazione sindacale); presunzione che detto beneficiario può superare solo fornendo la prova, del cui onere è gravato, di aver posto in essere azioni positive volte a contrastare l’iniziativa dell’affissione. La pronuncia del 2009, per contro, sembra addossare all’ente impositore la prova della effettiva riconducibilità dell’affissione al soggetto alla cui attività si riferisce la pubblicità che detta affissione è volta a veicolare. Può altresì aggiungersi che i principi espressi in Cass. 3630/04 sono stati ripresi da Cass. 15000/06 e Cass. 1040/12, le quali peraltro, va altresì precisato, concernono violazioni amministrative non in materia di imposta di pubblicità bensì in materia di disciplina della cartellonistica sulla sede stradale ex art. 23 C.d.S.. Per contro la sentenza n. 13770/09 è stata ripresa da due recenti precedenti della Sezione Sesta che hanno, entrambi, confermato la sentenza di merito in controversie, analoghe alla presente, … (ord. n. 100/19, che ha rigettato il ricorso dell’associazione sindacale e ord. n. 29891/18, che ha rigettato il ricorso del Comune)”.

Come andrà a finire, lo scopriremo solo vivendo.

Tuttavia merita segnalarsi che le questioni pendenti riguardano le ordinanze ingiunzioni in circolazione o a farsi, con riguardo alle violazioni accertate fino allo scorso anno.

Per il futuro, almeno si spera, la questione dovrebbe potersi dire risolta.

Si noti, sul punto, il comma 823 dell’art. 1, della L. 160/2019, secondo cui: “Il canone è dovuto dal titolare dell’autorizzazione o della concessione ovvero, in mancanza, dal soggetto che effettua l’occupazione o la diffusione dei messaggi pubblicitari in maniera abusiva; per la diffusione di messaggi pubblicitari, è obbligato in solido il soggetto pubblicizzato.

Orbene, liberi tutti di discutere se il richiamo all’obbligazione solidale considerato dalla norma riguardi solo il canone o anche la sanzione; tuttavia, per come è concepito il sistema, il passo tra le due voci di pagamento è tanto breve da ritenere normativamente superata la questione che pende in giurisprudenza.

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