La presegnalazione dell’autovelox è un dato di fatto e non è necessario indicarlo nel verbale.

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Come noto, l’art. 4 L. 168/2002, impone all’ente proprietario della strada di dare idonea informazione dell’installazione e della conseguente utilizzazione dei dispositivi di
rilevamento elettronico della velocità.

Quali sono però gli adempimenti richiesti alla P.A. per dare effettività a detto obbligo? O è sufficiente per il destinatario della sanzione sostenere non acquisita la prova che le apparecchiature impiegate per la violazione in tema di velocità
fossero state presegnalate e che, anzi, le prove testimoniali possono confermare la tesi secondo cui la visibilità deve essere accertata in base alle dichiarazioni dei testi
che si trovavano a bordo del veicolo e non basata sui rilievi fotografici effettuati da una posizione del tutto inadatta allo scopo.

Cass. civ., sez. VI-2, 11/02/2021, n. 3538 dopo aver ricordato che la validità della sanzione amministrativa è condizionata dalla presegnalazione del dispositivo utilizzato per l’accertamento delle violazioni, precisa che l’esistenza del cartello di avviso è circostanza oggettiva che cade sotto la diretta percezione dei verbalizzati, per cui la relativa menzione, contenuta nel verbale, non integra una mera clausola di stile, ma attesta un dato rilevato
senza margini di apprezzamento, né diversamente valutabile nella sua oggettività, potendo l’opponente contestarne la veridicità solo mediante la querela di falso.

E’ invero indiscusso che il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e delle attività svolte dagli organi accertatori, nonché in merito alla provenienza del documento ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non riguarda i soli apprezzamenti e le valutazioni, né i fatti di cui i pubblici ufficiali abbia avuto notizia da terzi o dedotti in base a presunzioni o considerazioni di carattere logico.
La Cass. ha più volte ribadito che la circostanza che nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità accertata mediante “autovelox” non sia indicato se la presenza dell’apparecchio sia stata preventivamente segnalata mediante apposito cartello non rende nullo il verbale stesso, sempre che di detta segnaletica venga comunque accertata l’esistenza, restando in capo all’opponente, e non sulla P.A., l’onere di provare
la concreta inidoneità della segnaletica ad assolvere la funzione di avviso della presenza delle postazioni di controllo della velocità.

Conclude, la decisione in esame, che non è  necessario che il verbale contenga un avvertimento puntuale, con la descrizione delle specifiche modalità di segnalazione, venendo in rilievo l’effettiva esistenza e l’idoneità della segnalazione stessa, da accertarsi in applicazione dei criteri di riparto dell’onere della prova richiamati in precedenza, tenendo
conto della valenza probatoria e dei requisiti essenziali di contenuto del verbale di accertamento.
Quanto poi alla effettiva visibilità del segnale, il relativo apprezzamento attiene al fatto ed è incensurabile in cassazione, ferma la possibilità per il giudice di tener conto di ogni  elemento acquisito, non essendo vincolato alle dichiarazioni dei testi, data l’assenza di una graduatoria dei mezzi di prova.

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