Ma il DASPO si applica anche ad una commemorazione di un evento non direttamente riferito ad una manifestazione sportiva?

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Il Divieto di Accesso alle manifestazioni SPortive, come noto, è quel provvedimento emesso dal Questore che inibisce l’accesso a colui che si è stato denunciato per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

La domanda che è stata posta al Consiglio di Stato è  se il concetto di “manifestazione sportiva”, valorizzando il dettato dell’art. 2 bis comma 1, del D.L. n. 336/01, sia quello di escludere che  la cerimonia di commemorazione della vittime di uno Stadio non possa sussumersi nel concetto predetto, asseritamente limitato alle “competizioni che si svolgono nell’ambito delle attività previste dalle federazioni sportive e dagli enti e organizzazioni riconosciuti dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI)”.

Ebbene, il Cons. di Stato, sez. III, 15/02/2021, n. 1297 ha fatto chiarezza sulla locuzione “in occasione o a causa di manifestazioni sportive”.

Il collegio specifica che la ragione del DASPO non risiede nella qualificazione della cerimonia di commemorazione quale “manifestazione sportiva” o “competizione”, ma nello scontro fra gli appartenenti alle opposte tifoserie organizzate.

Gli scontri sono causalmente riconducibili alla rivalità calcistica fra le squadre dei quali i facinorosi si dichiarano tifosi, e dunque connesso alla “competizione” che vede le squadre protagoniste nell’ambito del campionato di calcio. Tanto è sufficiente per ritenere sussistente il nesso eziologico con la competizione sportiva presa in considerazione dalla norma. Perché il nesso eziologico con la manifestazione sportiva sussista, infatti, non è indispensabile la contestualità o la contemporaneità, posto che diversamente ragionando finirebbero per restare impunite proprio quelle condotte di gruppo che, trovando (ingiustificata e pretestuosa) scaturigine nella semplice rivalità sportiva e nella visione patologica e deviata della competizione, appaiono sicuramente non meno gravi di quelle realizzatesi nell’immediatezza di un evento sportivo.

Oltretutto l’espressione “in occasione o a causa di manifestazioni sportive” non deve essere intesa nel senso che gli atti di violenza o comunque le restanti condotte che possano giustificare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 6, l. n. 401 del 1989 debbano essersi verificati durante lo svolgimento della manifestazione sportiva ma nel senso che con essa abbiano un immediato nesso eziologico, ancorché non di contemporaneità. La ratio della disposizione in questione è, infatti, quella di prevenire fenomeni di violenza, tali da mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza pubblica, laddove questi siano connessi non con la pratica sportiva ma con l’insorgenza di quegli incontrollabili stati emotivi e passionali che, tanto più ove ci si trovi di fronte ad una moltitudine di persone, spesso covano e si nutrono della appartenenza a frange di tifoserie organizzate, perlopiù, ma non esclusivamente, operanti nell’ambito del gioco del calcio. Si tratta di fenomeni per i quali fungono da catalizzatore, spesso con improvvise a incontrollabili interazioni, sia l’andamento agonistico più o meno soddisfacente della compagine per la quale si parteggia, sia l’eventuale confronto con una tifoseria avversa, in una logica elementare in cui la appartenenza ad un gruppo comporta l’ostilità verso altri gruppi, immediatamente intesi come possibili nemici.

In conclusione, è evidente che un’eventuale limitazione della portata della norma in questione, che ne confinasse l’applicazione alla sola durata della manifestazione sportiva, ridurrebbe di molto l’efficacia dissuasiva della medesima, posto che renderebbe inapplicabile la relativa disciplina ogniqualvolta gli eventi, pur determinati da una mal governata passione sportiva e dalla distorsione del ruolo del tifoso, si realizzino in un momento diverso dal verificarsi del fattore che li ha scatenati.

Mutatis mutandi, i richiamati principi andranno applicati anche al DAPLU in ragione dell’attività posta in essere dal destinatario della misura e solo incidentalmente per il luogo in cui sono stati rilevati i detti comportamenti

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