Il caso di specie vede come protagonista un piccolo spacciatore che tentando la fuga in bici, viene arrestato in flagranza. La Suprema Corte, con sentenza 9 febbraio 2015, n. 5879, sancisce la legittimità dell’arresto facoltativo, stabilendo che i presupposti della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto non devono essere necessariamente presenti congiuntamente essendo sufficiente che ricorra almeno uno dei due parametri..

IL FATTO II Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri ricorre per cassazione avverso l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale non è stato convalidato l’arresto in flagranza di reato di un soggetto che era stato tratto in arresto colto nella flagranza del reato di detenzione e di produzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana. Il giudice riteneva che nella fattispecie ricorresse il fumus commissi delicti, ma in relazione all’art. 73, comma quinto testo unico stupefacenti e quindi, secondo la più recente disciplina, che fosse integrato un autonomo reato caratterizzato dalla lieve entità della condotta, sia per la qualità che per la quantità della sostanza oggetto di esso; reato per il quale l’arresto in flagranza é facoltativo. Il ricorrente si duole della ordinanza impugnata, per aver essa ritenuto l’illegittimità dell’arresto nonostante la p.g. avesse motivato in ordine alla gravità del fatto commesso.

 

LA DECISIONE DELLA CORTE Gli Ermellini ritengono fondato il ricorso. Ha già rilevato la Suprema Corte che, in tema di convalida dell’arresto, il giudice deve compiere una valutazione diretta a stabilire la sussistenza dei fumus commissi delicti, al fine di stabilire, ex post, se l’indagato sia stato privato della libertà personale in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen., dovendosi escludere che il controllo del giudice della convalida debba investire i gravi indizi di reità o la responsabilità per il reato addebitato, tali accertamenti essendo riservati alle successive fasi processuali. In particolare, il controllo sulla legittimità dell’operato della polizia va effettuato sulla base del criterio di ragionevolezza, ovvero dell’uso ragionevole dei potere discrezionale riservato alla polizia giudiziaria, e solo quando ravvisi un eccesso o un malgoverno di tale discrezionalità il giudice può negare la convalida, fornendo in proposito adeguata motivazione senza sostituire ad un giudizio ragionevolmente fondato una propria differente valutazione.
Con specifico riferimento all’ipotesi di arresto facoltativo, i presupposti della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto non devono essere necessariamente presenti congiuntamente, essendo sufficiente che ricorra almeno uno dei due parametri. Né va dimenticato che, se da un canto la polizia giudiziaria è tenuta ad indicare le ragioni che l’hanno indotta ad esercitare il proprio potere di privare della libertà in relazione alla gravità del fatto o alla pericolosità dell’arrestato, dall’altro tale indicazione non deve necessariamente concretarsi nella redazione di una apposita motivazione del provvedimento, essendo sufficiente che tali ragioni emergano dal contesto descrittivo del verbale d’arresto o dagli atti complementari in modo da consentire al giudice della convalida di prenderne conoscenza e di sindacarle. Tanto premesso è agevole rilevare che nel caso di specie il giudice della convalida ha operato una propria valutazione della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto, sovrapponendola a quella svolta dagli operanti e manifestata con motivazione tutt’altro che irragionevole o apparente. In tal modo incorrendo in violazione di legge. In conclusione il provvedimento impugnato deve essere annullato senza rinvio, perché l’arresto fu legittimamente eseguito.

Mimmo Carola

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