Non è che ce l’abbia con il Comune di Milano: ma non mi piace lasciare mai le cose a metà. Ed allora registro l’ennesima sconfitta per il Comune di Milano in tema di autovelox. Il verbale è nullo se la multa per il superamento dei limiti è notificata fuori tempo: è quanto emerge dalla sentenza 144/96/14, pubblicata dalla settima sezione civile del Giudice di pace di Milano. Il Codice della strada, infatti, prescrive massimo 90 giorni fra la data dell’infrazione e la notifica, ma questo lasso di tempo viene spesso superato da Palazzo Marino. Che fa decorrere ii 90 giorni da quando i vigili controllano la foto scattata dall’autovelox: una decisione assurda, contro la legge e contro il buon senso. In questo modo, in teoria, potrebbe passa anche un anno prima della notifica: per questo, sono migliaia e migliaia i verbali per eccesso di velocità annullati per il superamento dei termini prescrizionali. Una batosta via l’altra per il Comune di Milano, che esce con le ossa rotte da questa vicenda, anche sotto il profilo dell’immagine.

La regola dei 90 giorni non vale, rammenta il giudice, se il Comune dimostra

di aver ottenuto soltanto in epoca successiva i dati che identificano il trasgressore: quando si tratta del proprietario del veicolo, basta controllare nei pubblici registri chi è indicato come tale in base alla targa dell’auto fotografata dall’apparecchio. Ma Palazzo Marino, come detto, non sta andando incontro a questo guaio: si è intestardito a notificare le multe fuori tempo per dar modo ai vigili di fare con tutta calma. È stato così accolto il ricorso del trasgressore multato dall’apparecchio elettronico installato in via Palmanova: “Velocità rilevata 84 chilometri orari, effettiva 79, consentita 70”, ossia violazione dell’articolo 142, comma 7, del Codice della strada. Con infrazione rilevata il 5 maggio 2014, e verbale notificato il 18 settembre, ampiamente dopo i tre mesi previsti dall’articolo 201 del Codice della strada, dopo la modifica introdotta dalla legge 120/10 (prima erano 150 giorni).

Un altro aspetto decisivo della questione attiene ai quattrini che il Comune deve sborsare per far fronte a tutte queste numerosissime sconfitte. Primo, deve rimborsare i 43 euro di tassa pagata da ogni singolo automobilista illegittimamente multato. Secondo, deve scucire un centinaio di euro a ogni avvocato che ha eventualmente assistito ogni singolo multato, sempreché così disponga il Giudice di pace di turno. In linea teoria, siccome le multe appioppate da marzo 2014 a oggi sono 700.000 circa, viaggiamo a 143 euro di esborso a favore di ogni automobilista illecitamente sanzionato: fanno 100.000.000 euro circa. Ovviamente, non tutti i cittadini fanno ricorso, anche perché non tutti sanno della grave irregolarità commessa dal Comune di Milano; inoltre, non tutti si avvalgono dell’ausilio di un legale. E ammesso che ci sia un avvocato, spesso i magistrati compensano le spese, così che ognuno paga il proprio legale. Invece, sui 43 euro di rimborso della tassa, obbligatorio per legge, non c’è scampo: Palazzo Marino deve rimborsare tutti quanti. E questo sarà un altro fronte bollente: quanti cittadini rivedranno quei soldi? In quanto tempo avverrà il rimborso e in che modalità? Vi terremo al corrente.

I ricorsi vinti sono una mazzata per il business del Comune: 5.000 trasgressori fotografati al giorno, un incremento di verbali che sfiorava i 300.000 in un anno. Volendo fare una media di 100 euro per verbale, siamo su 500.000 euro al giorno di incassi. E adesso, come si muoverà Palazzo Marino: continuerà imperterrito a non rispettare i 90 giorni? Fra l’altro, più tardi si recapita la multa, e più alte sono le probabilità che l’automobilista ripeta l’infrazione, a discapito della sicurezza stradale. Almeno, in epoca  precedente, il Comune, inondato di ricorsi anti-Ecopass, ammise parzialmente l’errore, non fece appello contro i trasgressori che vinsero il ricorso, e cambiò la segnaletica…

Mimmo Carola

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