La TARI la devono pagare anche gli immobili dello Stato Pontificio.

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La TARI la devono pagare anche gli immobili dello Stato Pontificio.

Per gli immobili dello Stato pontificio non vi è esenzione della tassa per i rifiuti solidi urbani, in base all’art. 16, L. n. 222 del 1985 (Trattato Lateranense), dovendosi escludere il richiamo analogico all’art. 7, comma 11, lett. i), D.Lgs. n. 504 del 1992, in quanto norma agevolativa di stretta interpretazione dettata in materia ICI. La Suprema Corte (Cass. civ. Sez. VI – 5 Ord., 18/05/2021, n. 13375) ha dato così ragione ad AMA – AZIENDA MUNICIPALE AMBIENTE SPA ROMA, contro la pretesa del PONTIFICIO ISTITUTO BIBLICO.

AMA propose ricorso per la cassazione della sentenza della CTR del Lazio, che in riforma della sentenza di primo grado aveva accolto l’appello del contribuente, in tema di preavviso di fermo amministrativo di motociclo, per mancato pagamento della presupposta cartella esattoriale per Tari anno 2012 (di Euro 70.849,81).

La Suprema Corte ha ritenuto che la TARI per il 2012 va pagata al Comune di Roma.

“…il Trattato lateranense, art. 16, stabilisce che gli immobili nella stessa norma elencati e adibiti a sedi di istituti pontifici, non sarà mai assoggettato a vincoli o ad espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa Sede, e sarà esente da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente. Si tratta di una norma programmatica che impegna lo Stato a darvi attuazione. A tanto lo Stato ha provveduto, ad es., per quanto riguarda l’imposta sui redditi (D.P.R. n. 601 del 1973, art. 2, che dichiara gli immobili in questione esenti dall’imposta locale sui redditi e dall’imposta sui redditi e i relativi incrementi di valore esenti dall’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili), la dichiarazione e l’accertamento catastale (R.D.L. n. 652 del 1939, art. 6 e D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 38,) e l’ICI (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, lett. e), non per quanto riguarda la tassa sui rifiuti, con ciò convalidando l’ipotesi che l’esenzione di cui trattasi concerna, ed è ragionevole che concerna, esclusivamente le imposte che gravano sui redditi degli immobili in questione. Questa Corte ha riconosciuto la debenza della TARI (con riferimento alla Pontificia Università Lateranense, Sez. 5, n. 4027 del 14/03/2012; e in relazione a edificio adibito a Seminario, Cass. n. 15407/2017), affermando che non vi è esenzione della tassa per i rifiuti solidi urbani, cui sono estensibili gli orientamenti della giurisprudenza formatisi per i tributi omologhi, quali TARSU e la TIA: vedi in Cass. n. 22130 del 2017; n. 1963 del 2018; n. 12979 del 2019), in base alla L. n. 222 del 1985, art. 16 (Trattato lateranense), dovendosi escludere il richiamo analogico al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. I), in quanto norma agevolativa di stretta interpretazione dettata in materia di ICI. 2.4. Peraltro, l’edificio in questione non è un edificio destinato al culto (edifici che il Reg. comunale di Roma n. 24 del 2003, art. 10, sulla applicazione sperimentale della Tariffa per la Gestione dei Rifiuti Urbani esclude dal calcolo delle superfici, ma sempre perchè ritenuti “incapaci di produrre rifiuti, per loro natura e caratteristiche e per il particolare uso cui sono adibiti”) e, in assenza di una specifica norma di legge o regolamentare, non è sufficiente ai fini dell’esenzione dalla “tassa dei rifiuti” la condizione soggettiva considerata nella richiamata (e sotto questo profilo inattuata) norma del Trattato lateranense.

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