A norma dell’articolo 54-bis del D.lgs n°165/2001 (rubricato alla voce: “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”):  “1. Fuori dei casi  di  responsabilità  a  titolo  di  calunnia  o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, il pubblico dipendente che denuncia  all’autorità giudiziaria o alla  Corte  dei  conti,  o  all’Autorita’  nazionale anticorruzione  e  per  la  valutazione  e   la   trasparenza   delle amministrazioni  pubbliche  (ANAC),  ovvero  riferisce  al  proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del  rapporto  di  lavoro,  non  puo’  essere  sanzionato, licenziato o sottoposto ad  una  misura  discriminatoria,  diretta  o indiretta, avente effetti  sulle  condizioni  di  lavoro  per  motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia. 2.  Nell’ambito  del  procedimento  disciplinare,  l’identita’  del segnalante non puo’ essere rivelata, senza il  suo  consenso,  sempre che  la  contestazione  dell’addebito  disciplinare  sia  fondata  su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la  contestazione  sia  fondata,  in  tutto   o   in   parte,   sulla segnalazione, l’identita’ puo’ essere rivelata ove la sua  conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato. 3.  L’adozione  di   misure   discriminatorie   e’   segnalata   al Dipartimento  della  funzione  pubblica,  per  i   provvedimenti   di competenza,  dall’interessato  o   dalle   organizzazioni   sindacali maggiormente  rappresentative  nell’amministrazione  nella  quale  le stesse sono state poste in essere.  4. La denuncia e’ sottratta all’accesso previsto dagli articoli  22 e  seguenti  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  e   successive modificazioni”.

Questo testo, introdotto dalla Legge n°190/2012 e modificato con DECRETO-LEGGE 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari), ha destato, fin dalla sua introduzione, qualche perplessità.

Molto, in particolare, si è discusso della tutela dell’anonimato del dipendente segnalante, specie nei confronti dell’organo di vertice dell’Amministrazione (immaginiamo un Sindaco) che voglia conoscere dal superiore gerarchico del segnalante, l’identità dello stesso.

Orbene, l’ANAC, con il suo “orientamento n°42/2014” protegge l’anonimato anche nei confronti dell’organo di vertice.

 

Orientamento n. 42/2014: “L’anonimato del dipendente che ha segnalato condotte illecite, ai sensi dell’art. 54 bis del d.lgs. n. 165/2001, deve essere tutelato anche nei confronti dell’organo di vertice dell’amministrazione, salvo il caso in cui il segnalante presti il proprio consenso o nel caso in cui, nell’ambito del procedimento disciplinare avviato nei confronti del segnalato, la contestazione dell’addebito sia fondata in tutto o in parte sulla segnalazione medesima e la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato”.

Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

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