La giurisdizione sulle sanzioni edilizie. Al G.A. anche la sanzione pecuniaria per inottemperanza alla demolizione.

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La giurisdizione sulle sanzioni edilizie. Al G.A. anche la sanzione pecuniaria per inottemperanza alla demolizione.

Il Tribunale di Crotone (Sent., 04-06-2019, in composizione monocratica in persona del GOP, dott. Maurizio Rago) conferma –se ce ne fosse stato bisogno- che la giurisdizione in materia di sanzioni amministrative pecuniarie in materia edilizia ed urbanistica, appartiene al giudice amministrativo e non al giudice ordinario.

Innanzi al Giudice Ordinario veniva proposto ricorso “…avverso l’ordinanza ingiunzione di pagamento n. (…) per l’importo di Euro 20.000,00, emessa dal Comune di Mesoraca in data 10.12.2018 e notificata in data 12.12.2018, ai sensi dell’art. 31 D.P.R. n. 380 del 2001, per la mancata ottemperanza all’ordinanza n. 29 del 03.10.2016 con la quale l’Ente comunale ingiungeva a M.F., in qualità di proprietario, di demolire le opere edilizie realizzate, consistenti in…

Sul punto il giudice fa un’interessante ricostruzione della materia:

“…i ricorsi in opposizione alle sanzioni irrogate dalla Pubblica Amministrazione in materia di edilizia ed urbanistica rientrano nel genus delle opposizioni alle ordinanze-ingiunzioni della P.A., disciplinate dall’art. 22 L. n. 689 del 1981; legge quest’ultima che ha depenalizzato un’ampia fascia di illeciti, riconducendoli nell’alveo del diritto amministrativo. La disposizione originaria dell’art. 22 L. cit. prevedeva la competenza del Pretore, e pertanto, la giurisdizione del Giudice ordinario. In seguito il D.Lgs. n. 507 del 1999 ha rideterminato la competenza giudiziaria con gli artt. 97-98, introducendo nella L. n. 689 del 1981 il nuovo disposto normativo di cui all’art. 22 bis. La norma citata disponeva al primo comma la competenza generalizzata del Giudice di Pace, salvo i casi tassativi di competenza del Tribunale, di cui ai commi 2-3, che testualmente recitano: “2. L’opposizione si propone davanti al tribunale quando la sanzione è stata applicata per una violazione concernente disposizioni in materia: a) di tutela del lavoro, di igiene suoi luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro; b) di previdenza ed assistenza obbligatoria; c) urbanistica ed edilizia; d) di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, della flora, della fauna e delle aree protette; e) di igiene degli alimenti e delle bevande; f) di società e di intermediari finanziari, g) tributaria e valutaria. L’opposizione si propone altresì davanti al tribunale: a) se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo al lire trenta milioni; b) quando, essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di un limite massimo, è stata applicata una sanzione superiore a lire trenta milioni; c) quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, solo o congiunta a quest’ultima, fatta eccezione per le violazioni previste dal R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, della L. 15 dicembre 1990, n. 386 e dal D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285”. Successivamente, la lettera di tale norma veniva integrata dall’art. 66 D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, che aggiungeva al comma 2 la lettera g-bis per devolvere alla competenza del Tribunale anche l’opposizione alle sanzioni per violazioni in materia di antiriciclaggio. Il comma 4 dell’art. 22 bis L. n. 689 del 1981 faceva salve le “competenze stabilite da diverse disposizioni di legge“.

Sulla base di tale quadro normativo, sembrava rimanere ferma la giurisdizione ordinaria.

“ Tuttavia, con l’entrata in vigore del Codice del processo amministrativo, approvato con il D.Lgs. n. 104 del 2010, vi è stata la devoluzione alla giurisdizione amministrativa delle controversie in materia di urbanistica ed edilizia. L’art. 133, comma 1, lett. f del codice cit. dispone espressamente che: “Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, salvo ulteriori previsioni di legge: … le controversie aventi ad oggetto gli atti e i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni in materia urbanistica e edilizia, concernente tutti gli aspetti dell’uso del territorio, e ferme restando le giurisdizioni del Tribunale superiore delle acque pubbliche e del Commissario liquidatore per gli usi civici, nonché del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti di natura espropriativa o ablativa”. Le giurisdizioni fatte salve dalle ultime proposizioni della lettera citata non sembrano intaccare la generalizzata conoscibilità del Giudice amministrativo in ordine ad ogni provvedimento amministrativo afferente alla materia urbanistico-edilizia. In seguito, il comma 1 dell’art. 34 D.Lgs. n. 150 del 2011 provvedeva a riscrivere l’art. 22 L. n. 689 del 1981 (lett. a-b) e ad abrogare espressamente l’art. 22 bis della stessa legge (lett. c). Il nuovo testo dell’art. 22 L. n. 689 del 1981 recita: ” Salvo quanto previsto dall’art. 133 del D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, e da altre disposizioni di legge, contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l’ordinanza che dispone la sola confisca gli interessati possono proporre opposizione davanti all’autorità giudiziaria ordinaria. L’opposizione è regolata dall’articolo 6 del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150″. Tale norma, da una parte, fa salva la giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo di cui al Codice del processo ammnistrativo, dall’altra, rinvia all’art. 6 D.Lgs. n. 150720 del 1 1, il quale, al primo comma, dispone che: “Le controversie previste dall’art. 22 della L. 24 novembre 1981, n. 689, sono regolate dal rito del lavoro, se non diversamente stabilito dalle disposizioni del recedente articolo”. L’articolo prosegue, confermando una serie di competenze in capo al giudice ordinario, statuendo nei successivi commi (3-5) che: “3. Salvo quanto previsto dai commi 4 e 5, e salve le competenze stabilite da altre disposizioni di legge, l’opposizione si propone davanti al giudice di pace. 4. L’opposizione si propone davanti al tribunale quando la sanzione è stata applicata per una violazione concernente disposizioni in materia: a) di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro; b) di previdenza e assistenza obbligatoria; c) di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, della flora, della fauna e delle aree protette; d) di igiene degli alimenti e delle bevande; e) valutaria; f) antiriciclaggio. 5. L’opposizione si propone altresì davanti al tribunale; a) se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a 15,493 euro; b) quando, essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di un limite massimo, è stata applicata una sanzione superiore a 15.493 euro; c) quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest’ultima, fatta eccezione per le violazioni previste dal R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, dalla L. 15 dicembre 1990, n. 386 e dal D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285”. Come si può agevolmente notare, rispetto al previgente art. 22-bis L. n. 689 del 1981, sono state abrogate alcune materie, per le quali l’opposizione alle relative sanzioni era di competenza del Tribunale; spiccano, per il tema odierno, l’urbanistica ed edilizia (lett. c), ma anche società e intermediari finanziari (lett. f), nonché il diritto tributario (lett. g, prima parte). Si ritiene di poter escludere che si tratti di una dimenticanza del legislatore poiché dal combinato disposto delle norme citate si evince chiaramente un riconoscimento della giurisdizione amministrativa per l’opposizione alle sanzioni amministrative, aventi ad oggetto la violazione di norme urbanistico-edilizie, a conferma della clausola con cui l’art. 22 L. n. 689 del 1981 fa salvo il disposto dell’art. 133 codice del processo amministrativo, in tema di materie sottoposte alla giurisdizione esclusiva del G.A”.

Da qui:  E’ indubbio che la sanzione amministrativa, prevista dall’art. 31 comma 4 bis D.P.R. n. 380 del 2001, rientra nella materia edilizia ed urbanistica, costituendo un ulteriore strumento afflittivo, volto alla tutela dell’ordinato sviluppo del territorio pregiudicato dagli interventi abusivi.

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